I RACCONTI

La cena di Camilla

150 150 Silvia Ferrari

C’era una volta una castagna di nome Camilla che era sempre tranquilla.

Era cicciottella con l’espressione felice, allegra e due occhi grandi, simpatici divisi da un piccolo nasino. 

 

Sulla punta aveva un grande fiocco giallo, due guance dorate e rosse brillanti.

Indossava sempre due guanti azzurri con disegni a forma di  cuore e fiore, due scarpe verdi per camminare nel bosco in autunno.

 

Amava cucinare e un giorno decise di fare una spesa per preparare una cena per le sue amiche foglie. Comprò riso, una bella zucca, funghi, carciofi, acqua e altre bibite, mele e pere di stagione. 

 

Tornata a casa iniziò a cuocere il risotto alla zucca, poi preparò la pizza con funghi e carciofi. Infine in un cestino di vimini sistemò le mele e le pere.

Le foglie presto arrivarono a casa di Camilla e con grande sorpresa quando aprì la porta vide un mazzo di fiori come dono per ringraziarla. 

 

La cena era squisita, tutto buonissimo, Camilla e le foglie si erano divertite e avevano deciso di restare per un super pigiama party. 

La serata fu un grande successo!

 

La piccola castagna Ombretta

150 150 Silvia Ferrari

 

In un bosco vivevano tanti funghetti colorati, cespugli di more, foglie variopinte e alti castagni. Tutti parlavano tra di loro e ammiravano la bellezza dell’autunno ormai giunto.

Un giorno, dal grande signor Castanì cadde una piccola castagna non ancora pronta per conoscere il mondo e giunta vicino a un funghetto iniziò a piangere. “Perché piangi, chi sei? Come ti chiami?” – chiese il fungo – la piccola castagna rispose: “Mi chiamo Ombretta e sono caduta dall’albero, il signor Castanì. Ho freddo, sono piccola e non conosco nessuno. So solo che non posso più tornare nel mio riccio”.

“Da ora hai un nuovo amico, me … mi chiamo Marietto e ti presento altri amici”.

Arrivarono volando tantissime foglie colorate, verdi, gialle, marroni, arancioni rosse, viola. Ombretta era felicissima e stupita nel vedere così tante foglie volarle intorno. Una grande foglia rossa si avvicinò a Ombretta: “Caio. Sono Rossella, vuoi venire a fare un giro con me? Ti mostro il bosco in autunno”

Ombretta, un pochino timorosa rispose di sì e in un attimo si ritrovò sul dorso di Rossella. La foglia volò tra gli alberi del bosco, si spostò in un paese poi in una città dove Ombretta vide case, monumenti, nei viali alberi vestiti d’autunno, fiori colorati e tante persone di ogni età.

Poi Rossella volò vicino a una montagna, dove gli animaletti che si stavano preparando per il letargo la salutarono e le mostrarono un bosco con tanti castagni. Rossella disse alla piccola Ombretta: “Sono sicura che troverai altri amici qui”. Infatti, sugli alberi e nel sottobosco, c’erano tantissime castagne che appena videro Ombretta le si avvicinarono e la fecero sentire a casa. La piccola aveva trascorso molto tempo con le nuove amiche brunette così Rossella capì che era il momento di andare e lasciare Ombretta con la sua nuova famiglia. “Ciao piccola castagna Ombretta, sono felice per te”. Ombretta rispose: “Grazie Rossella, torna a trovarmi presto, ciao, salutami il funghetto Marietto”.

Con un sorriso Rossella volò via, felice di aver aiutato la castagna a trovare un luogo in cui vivere.

Un’avventura con Goccia

150 150 Silvia Ferrari

 

Anche nel bosco è arrivato l’autunno e ieri pomeriggio, mentre passeggiavo, ho visto un piccolo coniglietto che saltava tra gli alberi. Il sole che filtrava tra i rami, illuminava il suo corpo che sembrava ricoperto di gocce di rugiada. Così ho chiamato il coniglietto Goccia. Ho osservato i suoi movimenti e ho capito che era felice perché doveva incontrare una sua amica per il pranzo: Giovanna la marmotta.

Io mi avvicinai e loro si spaventarono, poi corsero via verso il lago dove incontrarono un altro amico, Giustino lo scoiattolo.

Gli chiesero di aiutarle a trovare un nascondiglio, lui indicò alle due amiche una grotta dove cercare riparo.

Le due amiche si muovevano piano per osservare le pareti, che sembrava disegnassero dei mostri, ma in realtà erano le loro ombre. Mi avvicinai lentamente per non spaventare i due animaletti, che stavano decidendo se fermarsi in quella grotta in vista del letargo. Poi arrivò Giustino e disse loro che la grotta sarebbe stata un’ottima casa per il letargo, perché aveva anche un passaggio segreto che conduceva fuori dalla grotta, vicino alla casetta di Goccia.

Erano felicissimi e iniziarono a cantare, poi si organizzarono per preparare finalmente il pranzo. Per iniziare una buona e calda minestra con funghi e zucca, poi involtini d’autunno con noci e pere. Prepararono dei ravioli da condividere con altri amici e andarono a fare una passeggiata. Raccolsero castagne, bacche e frutti di bosco, raccolsero fiori colorati e foglie autunnali.

Infine tornarono a casa e per cena prepararono una macedonia con tutti i frutti raccolti, mangiarono le castagne, Giovanna e Giustino tornarono nella grotta a riposare.

Il mattino seguente, nel bosco era iniziato un nuovo giorno e Goccia aveva altri progetti…scoprire altri tesori dell’autunno e vivere un’altra avventura.

I fiori del sorriso

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Amelia non aveva mai avuto molta considerazione per i fiori, mentre la sua mamma li adorava. Aveva un giardino con molti vasi di fiori colorati e aiuole con gigli, calle, tulipani, rose, viole, margherite e altre piante. In fin dei conti il nome era stato scelto perché a mamma Rosa piaceva tanto la pianta chiamata camelia, da qui appunto il nome Amelia. Lei però fin da piccola non aveva mai capito a cosa servisse passare ore e ore in quel giardino a curare erbacce colorate, forse profumate ma non tantissimo, fastidiosi e insopportabili perché attiravano farfalle e insetti. Senza contare che non era permesso giocare con la palla per non rovinare petali e foglie.  Insomma per Amelia i fiori erano proprio una seccatura e il suo malumore quotidiano derivava proprio dal fatto che detestava i fiori in giardino. Avevano il potere di toglierle il sorriso e pur di non vederli, sceglieva qualsiasi altra attività in casa sua o dalla nonna, che il giardino non ce l’aveva. “Amelia vuoi aiutarmi con i fiori” – le diceva a volte la mamma – ma lei trovava mille scuse per allontanarsi. Rosa aveva capito questo distacco e cercava sempre di dedicare tempo al giardino quando Amelia era a scuola, ma le sarebbe piaciuto condividere questa passione con la figlia. Pensava che i fiori avrebbero potuto aiutarla a sorridere di nuovo, da piccola lo faceva spesso, poi era diventata sempre più triste, sola, senza amici e nonostante i tentativi della mamma di creare occasioni d’ incontro con i suoi compagni di scuola, lei diceva che stava benissimo da sola e non aveva bisogno di amici.

Una sera però, la tristezza impediva ad Amelia di dormire, così andò in cucina a bere un bicchiere d’acqua, poi decise di uscire in giardino per una breve passeggiata e guardare le stelle. Per fortuna non doveva vedere tutti quei fiori colorati, era sola con la notte, con il cielo stupendo e silenzioso. maggiori informazioni

La magia di Violetta

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Un pomeriggio, Camilla stava camminando nel bosco con la sua amica Tina, quando all’improvviso sentì una dolce fragranza provenire da una piccola casetta tra cespugli di more. “Tina senti anche tu questo profumo?” – chiese all’amica. “Sì Camilla, lo sento, andiamo a vedere chi c’è in quella casa”.

Le due amiche giunte davanti alla porta d’ingresso, bussarono ed entrarono. Seduta al tavolo c’era una ragazza dai capelli viola, che stava preparando  una bevanda. La ragazza fece accomodare le sue ospiti e disse loro: “Che bello, finalmente qualcuno viene a trovarmi, sono sempre qui sola. Mi chiamo Violetta, e voi?”.

Camilla e Tina indietreggiarono, volevano uscire di corsa perché furono assalite dalla paura, ma Violetta le pregò di rimanere.

“Non abbiate paura di me, tutti pensano che io sia una strega ma non è così, mi piace vivere nel bosco perché amo la natura e  conosco molte erbe curative, quasi magiche. Gradite una tazza di tè?”

Camilla e Tina si sedettero con Violetta e iniziarono a bere quella bevanda luccicante, tanto gustosa e forse davvero magica.  Camilla si sentiva un po’ strana e domandò alla bella signora cosa stesse succedendo. Anche Tina era curiosa di sapere come mai si sentisse così strana, come circondata  da una luce e da un calore.

Forse davvero Violetta era una strega e aveva preparato quella bevanda per spaventare le due amiche, che si addormentarono profondamente. Entrambe, sognarono e nei sogni Tina riusciva ad affrontare senza paura i bulletti della classe che la prendevano in giro. Camilla invece parlava davanti a tutta la classe, esponeva un bellissimo lavoro di storia e tutti le facevano i complimenti.

Camilla e Tina, si ritrovarono misteriosamente a casa loro, nei loro letti, svegliate dal suono della sveglia e dalla voce della mamma. Non capivano cosa fosse accaduto, a scuola provarono a ricostruire quel  che avevano vissuto nel bosco, a casa di  Violetta. Decisero di tornare a farle visita quel pomeriggio ma non c’era nessuna traccia della casetta e neppure di Violetta.

Camilla e Tina si sentivano strane, avevano la sensazione di dover realizzare i sogni che avevano fatto dopo aver bevuto la magica bevanda di Violetta. Così fecero, era come se una forte energia le avesse avvolte e le spingesse a vincere le loro paure. Tina finalmente rispose e allontanò due suoi compagni prepotenti e Camilla chiese all’insegnante di poter presentare il suo lavoro.

Che magia! Violetta aveva regalato alle due amiche la fiducia in se stesse, la volontà di dire basta a ciò che le tratteneva e il desiderio di esprimersi al meglio.

Da quel giorno le due amiche, aiutarono altre ragazzine ad avere fiducia nelle proprie capacità, ricordando sempre le parole di Violetta: “La mia bevanda è magica, vedrete, saprà portarvi a riscoprire che la vera magia è dentro di voi!”

 

 

 

Il pesciolino Nozene

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In un fiume nuotavano tanti pesci colorati e il giovane  Zenone ogni giorno si recava in un punto preciso vicino ad un’ insenatura per pescare alcuni pesci e regalarli alle persone che in paese avevano bisogno. Un giorno intravide nell’acqua un pesciolino molto particolare, diverso da tutti gli altri ma curioso di saltare in superficie per farsi vedere.

Zenone allora tentò in tutti modi di avvicinare la canna da pesca a quel pesciolino ma senza riuscire a pescarlo. Alcuni  bambini sulla riva del fiume gli dissero: “Lascialo perdere quello è un pesciolino un po’ pazzerello non si fa prendere da nessuno e tutti gli altri pesci nuotano lontano da lui perché sicuramente c’è qualcosa che non va. È strano, diverso, noi non riusciamo a capirlo”.

Zenone allora rispose a quei bambini che avere qualcosa di diverso non significa essere  sbagliato, ma semplicemente avere delle caratteristiche personali e uniche in grado  di valorizzare una persona o un animale per quello che vale, come nel caso del pesciolino.

Allora un bambino proseguì dicendo: “Sai, prima di tutto il suo colore è molto strano perché non è uno solo ma sembrano miscugli e sul dorso ha delle placche tipo bottoni o tappi, non saprei.”

Proseguì un altro bimbo: “ Vedi le pinne sono di un colore ancora diverso una più lunga  e una più corta e la bocca poi non è certo come quella di tutti gli altri pesci”.

Zenone allora chiese ai bimbi di sedersi in cerchio attorno a lui e iniziò raccontare una storia che parlava di un bambino vissuto molti anni prima proprio in quella zona.

Il bambino si sentiva diverso proprio come il pesciolino ed era escluso da tutti, nessuno lo faceva giocare ma lui non perdeva l’occasione per sorridere e per uscire a divertirsi. Un giorno un gruppetto di bambini presuntuosi lo infastidì parecchio e il bambino chiese aiuto ad altri ragazzini che si trovavano a giocare nel campo vicino.

Per fortuna uno dei bimbi capì e gli disse di non preoccuparsi perché da quel momento avrebbe potuto stare con il suo gruppetto di amici. Erano infatti bimbi disponibili, che lo avevano accolto e accettato da subito, facendolo sentire amato, non diverso ma capito e coccolato, valorizzato.

Passavano i giorni e il bimbo considerato diverso aveva trovato amici veri con cui trascorrere il tempo libero e chi lo aveva preso in giro, rimaneva ora  lontano a guardare con stupore.

Dopo il racconto di Zenone, i bambini vicino al ruscello capirono che per il pesciolino era la stessa cosa: sarebbe stato più saggio scegliere di valorizzare le sue differenze anziché pensarle come a difetti. Tante volte quando non si conoscono bene le cose, le persone o le situazioni si tende a giudicare anziché ascoltare e apprezzare.

Tutti avevano il desiderio di accettare e apprezzare il pesciolino e si misero d’accordo per incontrarsi il pomeriggio seguente con le loro canne da pesca al fiume.

Come ogni giorno, videro il pesciolino che saltava fuori dall’acqua ma invece di nascondersi perché schizzava, applaudivano e lo incoraggiavano a saltare più in alto e gli altri pesci, vedendo il comportamento dei bambini, fecero lo stesso.

Arrivò Zenone e felice di aver lasciato il suo insegnamento a quei bambini, preparo la sua canna e restò ad aspettare. Quel giorno  riuscì a pescare tantissimi pesciolini da regalare alle persone del paese, anche i bambini si posizionarono con le loro canne da pesca, ma nessuno voleva pescare il pesciolino diverso perché pensavano che per quel fiume fosse una risorsa importante, un’attrazione, qualcosa di speciale da tutelare.

Da quel giorno i bambini decisero di chiamare il pesciolino Nozene, che per loro significava nuova emozione e generosità. Emozione perché grazie al racconto di Zenone avevano imparato ad apprezzare le differenze. Generosità perché con lo spirito libero, propositivo, tutti erano riusciti a pescare molti pesci da regalare alle famiglie bisognose.

Oggi, passando per quella insenatura, possiamo vedere con l’aiuto della nostra fantasia qualcosa di colorato e luccicante guizzare fuori dall’acqua. I bambini rimangono a guardare sperando di vedere il pesciolino Nozene, ormai diventato una leggenda e un esempio di bene comune.

Con un filo e un ramoscello puoi pescare anche tu emozioni, fantasia e affetto da donare a chi vuoi, per rendere il mondo un posto migliore in cui è bello trovare amici nuovi e unici.

                   Illustrazione di Jessica Bassan

La festa di Primavera

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Nel bosco i preparativi per organizzare la festa di primavera erano ormai iniziati da alcuni giorni e il coniglietto Pippi era il responsabile di quella organizzazione apparentemente facile ma in realtà molto elaborata.

Bisognava occuparsi di preparare cibo a sufficienza per tutti, assicurarsi che i fiori non fossero calpestati e nascondere per bene alcuni oggetti per consentire a tutti gli animaletti del bosco di giocare a caccia all’oggetto.

Nel bel mezzo dei preparativi all’improvviso un acquazzone rovinò i fiori, i cartoncini che erano stati preparati per decorare il tavolo con le vivande e tutti i partecipanti alla festa di primavera erano tristi perché non avrebbero più potuto divertirsi.

Dopo un momento di preoccupazione  e dopo l’acquazzone, il coniglietto Pippi radunò tutti gli animaletti del bosco e disse: “Amici miei, non facciamoci prendere dalla delusione, è vero questa pioggia ha rovinato i preparativi per la nostra festa ma siamo ancora in tempo a rimediare se lavoreremo uniti! Il bello di essere qui è che siamo insieme e riusciremo a sistemare tutto se lavoreremo dividendoci gli incarichi. Vedrete, la nostra festa di primavera sarà bellissima, apprezzata da tutti gli animaletti e coinvolgeremo anche chi di solito in questa stagione vuole stare in disparte”.

Pippi chiese alle farfalle di volare e di prendere i cartoncini bagnati, di portarli in un prato e stenderli ad asciugare, poi chiese a due scoiattoli di cercare nocciole, semi e altre prelibatezze per sistemare il tavolo della merenda.

Lui e gli altri coniglietti si sarebbero occupati  delle sedie e dei giochi che andavano puliti e asciugati. Lavorarono tutti per molto tempo e dopo alcune ore la festa di primavera sembrava aver ripreso forma e colore. C’era un profumo delizioso che proveniva da semi e  dolci, le farfalle dopo aver steso al sole i cartoncini li avevano appesi agli alberi in modo davvero creativo, formando un quadrato che decorava i tavoli e le sedie racchiudendoli come in una cornice.

Arrivarono molti uccellini e altri animaletti dalle parti più lontane del bosco, pronti a festeggiare la primavera.

Che felicità!

Dopo aver mangiato, cantato, volato e ballato, Pippi propose un gioco per rendere la festa ancora più bella.

Il gioco si chiamava “Trova i pezzi del fiore” e dopo aver diviso i partecipanti in tre squadre, spiegò che ogni squadra avrebbe dovuto trovare due petali dello stesso colore e portarli al punto di ritrovo per comporre un fiore colorato. I petali erano stati ben nascosti dagli uccellini.

Pippi diede inizio al grande gioco, pian piano le squadre trovarono i petali e con grande gioia riuscirono in breve tempo a comporre un fiore con petali rossi, azzurri e rosa.

Il fiore era il simbolo della forza, dell’unione, della bellezza. Uniti si crea qualcosa di unico e bello, un pezzo alla volta, con pazienza e coraggio, proprio come nella vita, che ci regala occasioni per condividere esperienze ed emozioni riscoprendo il bello di ogni piccolo momento insieme.

Al tramonto, Pippi e gli animaletti del bosco, stanchi ma felici, riordinarono il luogo in cui si era svolta la festa di primavera, ricordando con il sorriso e con il cuore colmo di emozione la fantastica giornata trascorsa insieme.

Buona primavera a tutti!

Uno speciale pesce d’aprile

150 150 Silvia Ferrari

Un grazioso pesciolino

con il corpo piccolino

se ne stava allegramente

a burlarsi della gente.

Tra uno scherzo e una risata

trascorreva la giornata,

fino ad oggi il primo aprile

scherzo aveva nel barile.

Questa volta avrei pensato

ad un pesce trasformato,

che ci dia spensieratezza

e allontani la tristezza.

Niente scherzi, né risate

niente polvere di fate,

ma un messaggio dedicato

al periodo qui narrato.

Resto in casa e con un foglio

grande come e quanto voglio

provo un pesce a disegnare

per poterlo far parlare…

Le sue frasi porteranno

la speranza in questo anno,

siam lontani ma vicini

dai più grandi ai più piccini.

Quindi forza a preparare

un bel pesce per lanciare

un messaggio di speranza

come fosse in una danza.

Parole in vacanza

150 150 Silvia Ferrari

La lunga estate invita tutti a tascorrere giorni all’insegna del riposo e del divertimento dopo un anno di lavoro intenso. In particolare questo periodo in coda all’emergenza sanitaria che ci