I RACCONTI

Calendario dell’Avvento

150 150 Silvia Ferrari

Avvento 2021 

1 Dicembre

Come lo scorso anno, dal 1 al 24 dicembre propongo il calendario dell’Avvento, un modo per creare o riscoprire legami e atmosfera.  Raccontare un po’ di noi serve a condividere, ci fa sentire uniti e ci aiuta a compiere riflessioni importanti, magari per star meglio con noi stessi e con gli altri.

Per questo primo giorno ti regalo una poesia dedicata al mese di dicembre, leggila e dimmi se c’è una poesia di Natale che ricordi  con affetto.

http://www.silviastrocche.it/dicembre-arriva/

 

2 Dicembre

In questa  mattina di dicembre  l’aria frizzante si fa sentire. Ricordo la mia infanzia a correre e giocare nei prati freddi e ghiacciati, con il  naso rosso ma con la gioia di trascorrere del tempo all’aria aperta in attesa del Natale. Mi sembrava di essere in un mondo magico! Ora non sempre trovo il tempo e la volontà di uscire a passeggiare ma dovrei farlo per rigenerare il corpo e la mente…

Ora dimmi, ti piace camminare o correre all’aria aperta a contatto con il paesaggio natalizio?

 

3 Dicembre

“Entrati, videro il bambino con Maria, sua madre; prostratisi, lo adorarono; e, aperti i loro tesori, gli offrirono dei doni: oro, incenso e mirra.”(Matteo 1,18-2,12)

Ogg,c’è traffico in paesi e città,inizia la corsa ai regali. A Natale lo scambio di doni, richiama la visita dei Magi a Gesù Bambino. Ma i regali a Natale spesso sono una forzatura, oppure un vero piacere. Un regalo può essere anche un sentimento, un comportamento, una promessa, basta che provenga dal cuore!

Tu cosa pensi dello scambio dei doni a Natale?

 

4 Dicembre

“Il tempo è il calore con cui ardono i nostri cuori” (V.G.)

Amo le candele e in casa nel periodo natalizio ne accendo molte, delle più svariate forme.

La candela rappresenta la vita, lo scorrere del tempo. La sua fiamma splende sul piano materiale e astrale.

A te piacciono le candele? Nel periodo Natalizio le accendi?


5 Dicembre

Al lavoro, nei luoghi in cui si pratica sport, nelle diverse associazioni, si organizza la festa di Natale. Tu parteciperai a qualche festa ? Ne hai mai  organizzate per amici o colleghi? Racconta

Ti lascio questa breve poesia da leggere e condividere.

http://www.silviastrocche.it/festa-di-natale/

 

6 Dicembre

“ Venite fedeli, l’angelo ci invita

venite venite a Betlemme.

Nasce per noi Cristo Salvatore”

Questo è l’inizio di un famoso canto di Natale. Ogni volta che la ascolto, penso alla tenerezza e alla sorpresa dei pastori. Proprio come noi quando vediamo per la prima volta un bimbo  o bimba in fasce. È un’ emozione unica pensare alla nascita di Gesù Bambino e alla nascita in generale…

Tu conosci questo canto ? A cosa pensi quando lo ascolti?

https://youtu.be/HQ5CSRCfE-Q

 

7 Dicembre

Immagina di ricevere un pandoro o panettone, con una confezione a te dedicata. Chi te lo ha donato?  Tu cosa preferisci mangiare ? Sprigiona tutta la tua fantasia

“Il pandoro e panettone son dolci dell’attesa

si scartano pian piano cercando la sorpresa,

con loro puoi fare una merenda in allegria

oppure  tante cene in buona compagnia”

(Le SilviaStrocche)

 

8 Dicembre

Oggi si ricorda l’Immacolata Concezione è una delle più importanti feste della religione cattolica. Maria, mamma di Gesù Bambino, che si è presa cura di Lui in quella notte a Betlemme.

Dedico un abbraccio speciale a tutte le mamme che con amore infinito, si prendono cura dei figli ogni giorno.

La tradizione indica la giornata dell’8 Dicembre come la più adatta a preparare presepe e albero di Natale. Ma secondo me le nostre case sono già addobbate, vero?


9 Dicembre

Neve, neve, neve!

Oggi ancora una distesa di neve bianca, bimbi felici, adulti un po’ meno… Ma la neve ha indubbiamente un grande fascino!

Vi propongo l’ascolto di questa canzone, che in molti tratti rappresenta qualcosa di me è sicuramente di altre vite. Aspetto i vostri commenti.

https://youtu.be/ArXn0f74AII

 

10 dicembre

In questi giorni  la canzone “Un Natale rosso cuore” sta coinvolgendo bambini e adulti, siamo tutti avvolto dal calore e dal colore rosso.

Il rosso nella storia è stato simbolo di libertà e sofferenza, come nella nostra bandiera, da sempre simboleggia l’amore, l’affetto.

Per te che significato ha il colore rosso? ♥️

 

11 Dicembre

Troviamo un momento da dedicare a quel che non si riesce a fare ogni giorno. In questo periodo di attesa, di Avvento, spesso mancano i momenti di tranquillità, quelli belli, quelli da dedicare a noi!

Oggi mi piacerebbe … trovare del tempo per leggere un libro e rilassarmi.

E a te cosa piacerebbe fare oggi?

 

12 dicembre

In questa domenica, ci prepariamo all’arrivo di Santa Lucia. In alcune città , tra cui Lodi, si festeggia  e si ricevono doni.

Oggi anch’io sarò al villaggio di Santa Lucia!

Per richiamare la sua vita e la sua generosità, ho scritto un racconto che troverai  sul sito www.silviastrocche.it

Ora ti regalo una poesia.

Tu festeggi Santa Lucia? Racconta…

http://www.silviastrocche.it/cara-santa-lucia/

 

13 dicembre

Il libro  che più rappresenta lo spirito natalizio per me è “Canto di Natale” di Charles Dickens. Ma negli ultimi anni ho scoperto altri libri natalizi sa leggere o da regalare.

Ah, naturalmente c’è anche il mio “Dolce Natale”.

Quali libri natalizi ti piacciono?


14 dicembre

Spesso il pranzo di Natale è organizzato in famiglia. Ci si riunisce in una casa e si prepara tutto con cura, dalla scelta delle tovaglie, piatti, bicchieri, ai cibi.

È un momento intenso che serve a condividere, ricordare, progettare…

Ti con chi trascorrerai il Natale?

 

15 dicembre

Una stella di Natale viene spesso donata o acquistata e illumina le case con i suoi colori: rosso o bianco. Ogni anno nel periodo natalizio non manca questo fiore, che incarna lo spirito  del Natale e simboleggia rinascita e serenità. Quest’anno ci sono stelline bianche anche sul mio albero…

A te piace questo fiore? Ti viene donato a Natale?

 

16 dicembre

Decorazioni natalizie, albero, presepe. Questa mattina nel buio e nel silenzio della casa, ho guardato il presepe e ho pensato a quanta tenerezza ci sai racchiusa nel racconto della Santa Notte. Mi piace riproporre la magia del presepe ogni anno, per addobbare ma anche per rivivere l’atmosfera del donare, dello stupore, della contemplazione. Ricordo quando ero bambina, la nonna Ines ci teneva tantissimo e ogni statuina aveva il suo ruolo preciso e la sua storia da raccontare….

Tu hai allestito il presepe? Quali sentimenti suscita in te?


17 dicembre

Ultimi giorni di scuola, tra poco i ragazzi saranno in vacanza. In questo tempo chi può concedersi qualche giornata di riposo pensa e progetta il futuro.

Spero che ci sono anche per te delle novità, magari da realizzare nel nuovo anno.

Senza svelare  troppo, c’è una parola che potrebbe descrivere i tuoi progetti futuri?

 

18 dicembre

Qual’è il simbolo del Natale che ami di più ?

A me piacciono tutti, ma quest’anno preferisco l’angelo, forse per la tenerezza che aleggia intorno a questa figura, per il desiderio di serenità e giustizia.

Dimmi, quale simbolo natalizio ti piace?

Scrivi nei commenti e … a conclusione del calendario scriverò una poesia.

 

19 dicembre

In molte famiglie negli ultimi anni si è rinnovata la tradizione di preparare i biscotti di Natale, con forme e decorazioni natalizie.

A te piace preparare i biscotti? Hai una ricetta speciale? Racconta

 

20 dicembre

Il silenzio del Natale.  Pensa ad una frase o una preghiera da custodire nel tuo cuore.

 

21 dicembre

Ci avviciniamo con tenerezza ed entusiasmo al Natale. Ecco una poesia da  condividere con amici e conoscenti come augurio di buone feste.

https://youtu.be/2kz27uZ–NE

 

22 dicembre

Manca pochissimo al Natale, oltre ai preparativi per festeggiare la giornata, un pensiero va a chi ha bisogno di aiuto. Generosità e altruismo ci accompagnino in questo periodo natalizio e rimangano con noi tutto l’anno.

Ti regalo una storia da leggere, che racconta la generosa avventura di una bimba e un pettirosso.

Buona lettura

http://www.silviastrocche.it/il-pettirosso-di-natale/

 

23 dicembre

Penultimo appuntamento per questo calendario dell’Avvento. Oggi vorrei lasciarvi una riflessione sugli obiettivi da raggiungere. Spesso tendiamo a pensare di non farcela, di non arrivare ad un traguardo. Ma dentro di noi abbiamo tutto ciò che serve per riuscire. Che questo Natale sia il simbolo della tenacia, della determinazione, del coraggio  e della forza interiore per smuovere situazioni incompiute  e sentimenti fermi  da tempo.

Vi lascio una poesia da leggere e condividere con amici e conoscenti:

http://www.silviastrocche.it/natale-di-bonta/


24 dicembre

Eccoci giunti all’ultimo appuntamento del calendario dell’avvento.

Oggi una poesia che ho scritto grazie alle parole che mi avete donato, dedicata a chi ci guarda da lassù, perché in molti  commenti o privatamente ho letto il desiderio di ricordare.

Il Natale ci accompagna, ci rende nostalgico, ci fa ricordare ma ci offre anche nuove occasioni per vivere serenamente cercando di costruire il futuro con gioia e determinazione.

Grazie per aver scandito questo mese con i vostri commenti e la vostra presenza.

A tutti voi auguro un Natale sereno!

Auguri ♥️

http://www.silviastrocche.it/la-vigilia-di-natale/

La pecorella rossa

150 150 Silvia Ferrari

Un gregge di pecore aveva dato il benvenuto  a tanti cuccioli vivaci e desiderosi di conoscere il mondo. Con il passare dei mesi, le pecorelle avevano imparato a muoversi con il gregge, a mangiare e a giocare nei campi. Un giorno, mentre stavano passeggiando in un campo lontano dal solito territorio, le piccole pecore videro in lontananza un animale rosso, stranissimo e si avvicinarono per capire chi fosse. Giunti vicino a quella creatura, videro che si trattava di una pecora proprio come loro. “Una pecora rossa – disse qualcuno – che stranezza è mai questa?”

“Sarà caduta in un barattolo di vernice, oppure avrà mangiato troppa marmellata di fragole” – aggiunse qualcun altro.

La pecorella rossa si voltò per allontanarsi, ma un gruppetto di pecore  si strinse intorno a lei e iniziò a ridere, a spingere fino a farla cadere nel fango. Poi scapparono via tra mille risate.  La pecorella era tutta sporca, così si diresse verso il ruscello per lavarsi e mentre camminava pensava che forse le altre pecorelle avevano ragione, forse il suo colore era il frutto di un incidente. Si sentiva l’animale più strano del mondo e si nascondeva per non farsi vedere.

I mesi passavano e tornò come ogni anno il mese di dicembre, dedicato ad una grandissima fiera. Vicino al prato in cui era solita fermarsi, passavano mercanti, venditori ambulanti, animali di ogni specie per partecipare alla grande fiera.

La sera del 24 dicembre però, il cielo aveva le stelle molto luminose e la piccola pecorella rossa camminò così tanto che si ritrovò in un posto che non conosceva. Insieme a lei c’erano molte persone con i loro animali, continuavano a correre  in cima a una collina e dicevano: “È nato, è nato il Bambinello!”

La pecorella rossa andò con loro, si avvicinò ad una grotta e vide un Bambino avvolto in fasce, era appena nato e con lui  c’erano la mamma, il papà e alcuni animali che cercavano di tenerlo al caldo. Tutti parlavano di un Bambino speciale, un Salvatore.  La pecorella era felicissima di essere parte di quell’evento così importante e aveva notato che nessuno la prendeva in giro. Anzi, ad un tratto un pastore le disse: “Vieni qui vicino, scalda anche tu Gesù Bambino con questa bellissima lana colorata, rossa come il calore, l’amore, l’amicizia, come il cuore!”.

La piccola pecorella non poteva crederci, lei, che si era sempre nascosta, ora aveva un compito così grande! Lei, derisa e umiliata da tutti gli animali. Ora tutti la guardavano e sorridevano, grati per il calore che serviva a riscaldare il Bambino Gesù.

Dopo alcuni giorni, la famiglia partì per raggiungere un altro luogo e la pecorella fu accolta nel gregge del pastore che l’aveva notata la notte di Natale, dando valore alla sua diversità e riuscendo a renderla speciale. Passando tra i campi, incontrarono altre pecore e chi l’aveva sempre presa in giro l’aveva riconosciuta. Ora invece di scherzare, tutti gli animali  la guardavano con rispetto e ammirazione, perché si parlava di lei come la pecorella rossa che aveva scaldato il Bambino Gesù e aveva donato un nuovo colore al Natale!

                           Illustrazione di Simona Aiolfi

 

 

Il pettirosso di Natale

150 150 Silvia Ferrari

Neve, neve, neve. Un manto bianco ricopriva le case, il bosco, gli alberi e regnava il silenzio in città. Volava solo un timido pettirosso in cerca di cibo. Era quasi Natale e al piccolo piaceva fermarsi vicino alle finestre delle case per ammirare gli addobbi, le luci e i nastri dorati scintillanti. Un giorno, il pettirosso si ritrovò a volare nel mezzo di una battaglia di palle di neve tra alcuni bambini che vedendo l’uccellino, decisero di prenderlo come bersaglio. Il piccolo, venne colpito e precipitò a terra. In pochi secondi la sua vita era cambiata, ora era in pericolo e senza speranza.

All’improvviso, sentì un calore piacevole che lo avvolgeva, riuscì ad aprire gli occhietti e vide il sorriso di una bimba che gli disse: “Tranquillo piccolino, ora sei al sicuro, ti porterò a casa mia”. Natalia e la sua mamma, prepararono un morbido nido per il pettirosso ferito, lo ricoprirono di cure ed attenzioni, lo nutrirono e giorno dopo giorno videro che il piccolo si stava riprendendo.

“Eccoti, dormiglione” – disse Natalia – “Hai dormito tantissimo oggi, come ti senti? Appena starai meglio potrai tornare a volare, ma promettimi che tornerai a trovarmi!” Detto fatto, quando riuscì a volare, il pettirosso uscì dalla finestra per raggiungere altri uccellini e ogni giorno tornava a salutare Natalia e la sua mamma.

Un giorno, si appoggiò come sempre al davanzale della cucina della casa di Natalia ma non vide nessuno, a quell’ora di solito la sua mamma stava preparando il pranzo e riservava semi e chicchi per lui. Volò allora intorno alla casa e sentì la voce di Natalia chiamare: “Aiuto, qualcuno mi aiuti!”. Dalla finestra del salotto vide la mamma di Natalia a terra e non riusciva a rialzarsi. Il piccolo pettirosso bussò con il becco alla finestra e Natalia aprì dicendo: “Aiutami piccolino, la mamma è inciampata e si è fatta male al piede!” Il pettirosso volò nel giardino in cui stavano giocando quei ragazzi che l’avevano colpito. Cercò di attirare la loro attenzione facendosi colpire con la neve, poi uno di loro, disse agli altri: “Secondo me vuole che lo seguiamo, è come se ci stesse chiamando”.

Tutti allora seguirono il pettirosso e arrivati a casa di Natalia capirono: era una richiesta di aiuto. I ragazzi videro la mamma di Natalia, la aiutarono a rialzarsi, presero il ghiaccio da appoggiare al piede, la coprirono e le prepararono una bevanda calda. Dopo alcuni minuti si era ripresa, Natalia ringraziò i ragazzi che avevano capito il valore di aiutare chi ha bisogno. Poi decise di tenere con lei il pettirosso che per alcuni giorni si comportò come un vero e proprio aiutante. Ma il 24 dicembre, vedendo altri pettirossi che volavano felici, si avvicinò a Natalia e si posò sul suo petto. Era un saluto, un tenero segnale di affetto e gratitudine. La bimba disse: “Vai piccolino, non ti tratterrò, vola con i tuoi amici ma torna a trovarmi ogni tanto. Sei stato così prezioso per noi, perché con la tua semplicità hai saputo aiutare e dare esempio a quei ragazzi, che hanno imparato a comportarsi meglio! Sei per me un bellissimo regalo di Natale!” Il pettirosso volò con gli altri uccellini, Natalia sapeva che il suo nuovo amico sarebbe tornato a salutarla per tutto l’inverno.

Il piccolo pettirosso aveva ricevuto cure, affetto e aveva ricambiato con le stesse attenzioni, riuscendo a contagiare gli altri del suo spirito di generosità. Spesso un piccolo gesto, può cambiare in meglio la giornata o la vita di chi ci sta intorno, basta solo farsi trasportare dall’amore e dalla bontà. La magia del Natale è proprio questa: riscoprire quel che ognuno ha in fondo al cuore, imparare a condividere emozioni, buone intenzioni e bellezza ogni giorno dell’anno.

 

La primula di cioccolato

150 150 Silvia Ferrari

 

 

 

A Bosco Meravigliassimo, sulle montagne più belle del mondo, vivono felici moltissimi fiori  che come ogni anno nel mese di aprile si danno appuntamento per rifiorire.

Anche quell’anno, i primi fiori a lasciare traccia dei loro colori furono le primule.

La rossa Cleopatra  mosse le sue foglie per sgranchirsi un po’.

La bianca Nivea si strizzò gli occhi per guardarsi  intorno e controllare che  tutto fosse al solito posto.

La gialla Teodorina timidamente si schiuse, portando con sé il ricordo di lunghi pomeriggi trascorsi a dormire e sognare.

La viola Elena si posizionò al centro del cerchio, posto conquistato a seguito del concorso dell’anno precedente “ Miss Boschetta” che incoronava il fiore più bello e particolare.

La rosa Matilde si presentò con sette starnuti dovuti alla sua terribile allergia alle querce.

A completare il girotondo di primule arrivò anche Aurora, quella arancione che  aveva  chiacchierato un po’ troppo con lo scoiattolo Fru Fru e per questo si era presentata in ritardo suscitando agitazione e scalpore tra le altre primule già  pronte a farsi baciare dai primi raggi del sole di primavera.

“ Oh, finalmente ora siamo al completo “ – disse Elena – “ d’ora in poi si fermeranno tutti ad ammirare la nostra bellezza  e sarebbe opportuno comportarsi bene, con garbo”

In modo educato e composto, tutte le primule salutavano gli animali che passavano avendo cura di non muovere troppo i petali per non sciuparli.

La sera si addormentavano presto, riposavano all’ombra del grande faggio per tutta la notte.

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I crisantemi nel bosco

150 150 Silvia Ferrari

Un pomeriggio d’autunno, lo scoiattolo Cesare saltellava per il bosco vicino ad un albero molto alto colmo di noci. Cercava la più bella da regalare alla marmotta Carlotta sua amica da sempre che quel giorno festeggiava il compleanno. Tra le foglie cadute vicino all’albero, Cesare notò una noce enorme e bellissima, così si avvicinò per raccoglierla, ma quando posò le sue zampine per afferrarla sentì gridare: “Ehi, piano, mi hai fatto male! Questa noce è mia, l’ho vista prima io” Lo scoiattolo Cesare, chiese scusa a quell’animaletto che si era nascosto sotto le foglie e non voleva farsi vedere. “Chi sei?” – chiese Cesare “Fatti vedere!” – continuò. Pian piano un timido serpente mostrò la testina e uscì dal mucchietto di foglie, facendo notare con arroganza la sua coda che avvolgeva la noce. “Cercavi questa?” – disse il serpente prendendosi gioco dello scoiattolo. Poi aggiunse canticchiando: “Mi chiamo Ludovico, non sono un tuo amico, mi tengo questa noce e scappo via veloce…”

Cesare restò immobile, deluso e triste per non essere riuscito a fermare il serpente Ludovico e convincerlo a donargli la noce. Pensò che quell’animale strisciante, non si era comportato bene, tra animaletti di solito ci sia aiuta, ma lui, il serpente, era compiaciuto per aver lasciato in difficoltà lo scoiattolo. Cesare allora continuò a cercare e trovò un bellissimo fiore arancione, con pochi petali che sprigionavano profumo.  Decise di dividere a metà ogni petalo per rendere il fiore più grande. Corse dalla sua amica Carlotta che era felicissima per quel regalo colorato e profumato.

Nel mezzo della festa però, udirono una voce: “Aiuto, aiutatemi! Aiuto!”. Tutti gli invitati si erano spostati nella direzione di quel lamento guidati da  Carlotta e  Cesare, che riconobbe il serpente Ludovico. Era lui che chiedeva aiuto, era rimasto impigliato in una trappola posta dai cacciatori e la sua coda si era spezzata. Tutti gli animaletti lo aiutarono a liberarsi e Ludovico non aveva ringraziato nessuno. Si era subito allontanato ma da lontano osservava dispiaciuto per non essere rimasto con gli animali del bosco.

 Ludovico non riusciva mai ad essere gentile con gli animali, apprezzava il loro aiuto anche se non riusciva a sorridere o ringraziare, ma pian piano qualcosa in lui stava cambiando, si sentiva così solo che avrebbe voluto  restare sempre con Cesare e i suoi amici.

Un mattino Ludovico decise di tornare tra gli animaletti, tutti però erano impegnati a prendersi cura del bosco, degli alberi. Vide che la marmotta aveva conservato in un vaso il fiore che le aveva regalato Cesare. Così prese alcuni petali e  li seminò in una parte del bosco in cui non c’erano alberi. Dopo alcune settimane, erano spuntati bellissimi fiori colorati e profumati mai visti prima, ancora più belli di quel primo fiore arancione. Il serpente chiamò gli altri animali del bosco, era molto cambiato e aveva mostrato con gioia il fantastico giardino. Come per magia tutti erano più felici e Ludovico aveva capito l’importanza di avere amici, di essere grato perché circondato da affetto e generosità.

Il serpente seminava quei fiori  che vennero chiamati crisantemi e si prendeva cura del giardino che aveva creato.

I fiori diventarono sempre più colorati, con diverse forme e profumati. Presto alcune persone scoprirono il giardino di crisantemi e decisero di raccoglierne alcuni per portarli  nei cimiteri per ricordare i cari scomparsi.

Da allora i crisantemi impreziosiscono i luoghi di preghiera nel periodo della commemorazione dei defunti, con colori e profumi che esaltano la loro bellezza e ricordano chi non c’è più  con affetto e infinita tenerezza.

Un villaggio segreto nel bosco

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Alcuni giorni fa, io e Tommy  siamo andati con i nostri amici a fare una passeggiata. Abbiamo imboccato un sentiero che non avevamo mai visto prima; c’erano tanti alberi sempreverdi e alcuni già spogli. Abbiamo visto anche cinque castagni colmi dei gustosi frutti marroni e ai loro piedi funghi profumati.  Proseguendo nel mezzo del bosco, abbiamo sentito qualche uccellino cinguettare e abbiamo seguito il suono. Il piccolo merlo si era posato sul tetto di una casetta di legno, molto graziosa, con piccole finestre di vetro e il tetto verde.

Guardando attentamente, ci siamo accorti che pochi metri più avanti c’era un villaggio con tante casette splendide, ognuna diversa. Una di mattoni gialli con il tetto rosso e le persiane di legno, una di legno d’abete con un grande camino, un’altra viola con le finestre rosse e i fiori sul tetto. Poco distante c’era un secondo gruppo di casette: la prima era fatta di legno con una porta ricoperta di foglie e le finestre a forma di castagne e il tetto colmo di frutti autunnali. Un’altra casetta era di pan di zenzero, profumata e invitante, un’altra ancora aveva bellissime tendine azzurre alle finestre e i muri erano fatti di quercia. Accanto c’era una casetta di legno di noce, con il tetto arancione e una grande porta d’ingresso, poi un’altra simile tutta di legno con grandi finestre azzurre. In un sentiero, continuavano le casette: la prima era di legno di castagno con tante finestre blu, la seconda era fatta di legno di quercia con scintillanti tende rosa, la terza era di legno di faggio, grande e resistente, la quarta casetta era stata costruita con mattoni e legno, con una porta rossa molto scura. Infine, nell’ultimo sentiero c’era una casetta con un grande tetto di legno con i muri di mattoni marroni e un’altra celeste con il tetto violetto.
In fondo a tutte le casette, spiccava un albero altissimo sul quale era stata costruita la casetta più grande: aveva due piani, una cucina, altre otto stanze per ospitare a turno gli abitanti del villaggio e tutti i nostri amici!

Eravamo erano stupiti dalla bellezza di quel posto magico che nessuno aveva mai visto prima! Ad un tratto era apparso un simpatico personaggio che aveva salutato me, mio fratello Tommy  e tutti gli amici. Si chiamava Pino e ci  aveva detto che quel posto avrebbe dovuto rimanere segreto per tutti, ma noi avremmo potuto tornare ogni giorno. Ci  aveva poi invitati a proseguire su un sentiero speciale dedicato all’autunno, con foglie colorate che si muovevano e suonavano una dolce melodia, scoiattoli di tutti i colori e fiori gialli che danzavano in aria come farfalle. C’erano zucche enormi con occhi, naso e bocca sorridente.

Quel villaggio era davvero splendido e dopo aver osservato tutto con attenzione, ci siamo  incamminati sul sentiero che  ci avrebbe riportati a casa. Tutti  abbiamo mantenuto il segreto e ogni pomeriggio dopo la scuola con i nostri  amici ci  stimo organizzando per tornare nel villaggio nel bosco, pronti a vivere avventure sempre nuove ed emozionanti!

 

Carnevale, quale scherzo vale?

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Il mese di febbraio, corto e pazzerello, spesso accoglie in alcune giornate una festa molto divertente per tutti i bambini: il Carnevale.

A scuola i preparativi non mancano, tanti disegni colorati e divertenti da appendere alle finestre, palloncini colorati realizzati con il cartoncino colorato e persino il teatrino dei burattini.

Il Carnevale, dopo il Natale è la festa preferita di Tommy. Ma stranamente, quest’anno era molto triste. Eva allora, cercava di farlo sorridere, ma arrivati a scuola, Tommy cambiava espressione, Eva cercava di capirne il motivo fino a che un giorno, osservandolo durante un intervallo si accorse che qualcosa davvero non andava.

Vicino al suo fratellino, gironzolavano due bimbetti della sua stessa classe con modi già “da grandi” e prepotenti.

Eva e le sue amiche, con la scusa di passeggiare per i corridoi della scuola si erano avvicinate: “Ciao Tommy, tutto bene fratellino?”

“Sì, sì, tutto ok Eva, a dopo”.

Ma lei, non era convinta di quella risposta e rimase con le sue amiche ad osservare un po’ nascosta cosa stesse accadendo. I due bambini, lo prendevano in giro, gli dicevano “faccia da panino” e molti altri aggettivi che suonavano come insulti offensivi e poco adatti ai bambini di una classe prima della scuola primaria.

A casa allora Eva aveva parlato con Tommy cercando di spiegargli che avrebbe dovuto riferire quanto stava accadendo alle sue insegnanti e a mamma e papà. Ma lui aveva paura, perché quel bullo a scuola, gli faceva dispetti e scherzi senza pensare a quanto fossero dannosi. Poi gli diceva di non dire niente a nessuno, altrimenti avrebbe preso calci e pugni in quantità.

Povero Tommy, rischiava di perdere il suo entusiasmo e la sua allegria proprio nel periodo di Carnevale.

Allora Eva ebbe una fantastica idea: propose alla sua professoressa di organizzare uno spettacolino con delle marionette, lei e le sue amiche avrebbero scritto il copione per i personaggi.

Intanto il problema di Tommy, sembrava passato in secondo piano. Ma il giorno dedicato alla festa di Carnevale a scuola, i personaggi del teatrino, parlavano di prepotenza, scherzi esagerati, bullismo. Tommy capì e prese coraggio, si alzò davanti a tutti e disse: “Bravo Pulcinella, allontana quel bullo. Nessuno dovrebbe essere preso in giro o picchiato. I veri deboli sono i bulli, perché non hanno capito che è meglio avere amici e giocare insieme per imparare e star bene!”.

In quel momento una delle maestre di Tommy disse:

“Purtroppo anche nella nostra classe accade qualcosa di simile, sai caro Pulcinella, ma ora credo proprio che i bulli siano stati scoperti e non proveranno più a fare i prepotenti”.

Al termine dello spettacolo, Eva e Tommy si abbracciarono, Tommy era felicissimo perché grazie all’aiuto di sua sorella Eva tutti avevano capito e lui aveva avuto il coraggio di parlare. La festa di Carnevale si trasformò in un fantastico momento di balli, canti e giochi, i bambini che avevano preso in giro Tommy erano in un angolo da soli, lui allora, con molta tenerezza si avvicinò per chiedere di giocare insieme e mangiare le frittelle.

Che momento emozionante! Tommy aveva dimostrato di essere davvero coraggioso e forte e i bulli, ormai sconfitti, avrebbero dovuto prendere esempio da lui.

Il Carnevale è la festa degli scherzi sani, fantasiosi, creativi e coinvolgenti … e anche negli altri mesi dell’anno si possono fare scherzetti, ma solo per ridere insieme e divertirsi!

 

 

 

Collodilandia, la città delle diversità

150 150 Silvia Ferrari

Nella grande città di Collodilandia vivevano tantissime persone, molte di loro avevano alcune caratteristiche particolari e per questo venivano spesso prese in giro da persone poco rispettose e poco accoglienti.

Anche tra bambini accadeva lo stesso, un giorno la piccola Aurora, che era straniera e parlava un’altra lingua, venne allontanata dai compagni perché diversa da loro.

Per fortuna, una bimba di nome Clara che voleva esserle amica, le si avvicinò e le disse che ciò che contava di più era sentirsi bene. Le due bimbe diventarono amiche, Aurora insieme a Clara si sentiva rispettata, accolta, capita, inclusa, coinvolta, amata.

I giorni passavano e le persone che vivevano in quella grande città, cominciavano a condividere le loro esperienze con Aurora e Clara. Per tutti la diversità era un grande valore, perché si poteva imparare, vivere insieme esperienze, usare strumenti per svolgere mansioni o compiti, vedere il mondo con una prospettiva diversa, quella della solidarietà e amicizia sincera.

A poco a poco, anche chi aveva sempre preso in giro le persone considerate diverse, iniziò a capire che ognuno ha qualcosa di unico e che diversità significa libertà, sensibilità, solidarietà, creatività, unicità, e molte altre qualità!

In breve tempo, a Collodilandia ogni spazio era diventato un importante luogo di aiuto e confronto, tutti si erano organizzati per accogliere e condividere esperienze, che erano differenti e portavano ricchezza nell’anima e nelle giornate. Aurora e Clara erano felici per aver insegnato con il loro esempio a bambini e adulti a considerare la diversità un’esplosione di quotidianità.

Tutti avevano imparato a vivere bene insieme, con le loro piccole o grandi diversità!

 

Le avventure di Eva e Tommy … Che bello il nostro inverno!

150 150 Silvia Ferrari

Dopo le fatiche di una settimana molto impegnativa finalmente è domenica. Eva e Tommy hanno dormito un pochino di più rispetto al solito e al risveglio una magnifica sorpresa li attendeva. Dalla finestra socchiusa filtrava una luce con un bagliore insolito, Eva si alzò dal letto per prima e incuriosita da quella luce spalancò le persiane: “La neve,  che magia, che paesaggio fantastico!”

Tommy sobbalzò nel suo letto dall’altra camera e chiese alla sorella: “Eva, perché urli tanto? Che cosa succede?”

Lei rispose: “Vieni a vedere, guarda che spettacolo, la neve ha coperto tutto, guarda che bello! Questo bianco ti può far immaginare tutto ciò che vuoi. Dai Tommy, facciamo colazione e poi chiediamo alla mamma di poter uscire a giocare, faremo un pupazzo e naturalmente la battaglia con le palle di neve”

Detto fatto, i due fratellini dopo colazione si vestirono con dei pantaloni impermeabili, la giacca pesante, sciarpa, cappello, guanti e stivali. Poi di corsa nella neve decisi a tuffarsi e sembrare angeli bianchi, pronti a lasciare le loro tracce sulla neve che regalava emozioni sorprendenti e coinvolgenti ogni inverno.

Tra le stagioni Eva e Tommy amavano l’inverno perché sapeva regalare qualcosa di unico e straordinario, la neve arricchiva i cuori e la mente perché i due fratelli potevano immaginare, disegnare, sperimentare insomma usare la neve per trasformarsi in altri personaggi e visitare altri luoghi.

Eva pensava di essere la principessa di un castello fatato e che tutta quella neve fosse il frutto di un incantesimo che si sarebbe spezzato solo con l’arrivo di un cavallo bianco. Ed eccolo là volare sulle ali della fantasia e arrivare fino nel giardino di Eva per consentirle di galoppare ancora più lontano in un mondo fantastico che solo lei conosceva. Tommy invece, immaginava di essere un pilota e che tutta quella neve fossero le nuvole sotto di lui, mentre volava libero nel cielo con il suo aereo per andare ad esplorare luoghi sconosciuti.

Il freddo dell’ inverno accarezzava dolcemente le guance di Eva e Tommy che sorridevano ed erano felici per quella giornata magica. Il giorno dopo giocarono anche a scuola con i loro amici,costruirono  pupazzi, giocarono a lanciarsi palle di neve, realizzarono anche disegni creativi su cartoncini colorati con cotone e materiali bianchi   per interpretare e rappresentare la neve.

Quel momento gelido e luccicante restò per alcuni giorni poi pian piano la pioggia sciolse tutta la neve  e  il ghiaccio ricopriva i rami degli alberi, i tetti delle case e le strade.

Era come se la neve dicesse a Eva e Tommy che avrebbe tardato a tornare. I due fratellini ogni mattina aprivano le persiane nella speranza di trovare il paesaggio bianco, a volte accadeva, altre volte si presentavano il ghiaccio o un timido sole che provava a farsi spazio tra le nuvole del cielo.

Eva e Tommy avevano però nel cuore il ricordo delle giornate passate a giocare con la neve, diventata ormai una soffice, candida e tenera amica dei due fratellini.

 

Immaginare il Natale

150 150 Silvia Ferrari

Tanto tempo fa, vivevano in una piccola casetta vicino ad un bosco due fratelli, Gioia e Giorno. Si divertivano a giocare insieme e la sera, nel periodo natalizio, si sedevano davanti al grande presepe che i loro genitori avevano allestito in casa e giocavano ad immaginare …

Immaginavano di essere in un posto lontano, abitato da fate oppure di vivere sulla Luna. Immaginavano sempre il Natale, cosa avrebbero trovato sotto l’albero, cosa avrebbero mangiato, i canti con gli amici, le corse tra gli alberi del bosco addobbati con luci  colorate. Una sera però, i due fratelli sentirono un forte rumore e si spaventarono tantissimo.  I loro cuori erano tristi e gli occhi senza luce, la loro vicina di casa, la prepotente signora  Paura da quel momento avrebbe vissuto  con loro. Pensavano che fosse colpa di quel gioco per loro magico e così non giocarono più ad immaginare e non festeggiarono più il Natale.

Passarono gli anni, Giorno si sposò con una ragazza di nome Forza e presto nacque una bimba che chiamarono Speranza.

La zia Gioia la coccolava e raccontava alla piccola di quando lei e il suo papà erano bambini e di come si divertivano, compreso quando facevano il gioco dell’immaginare… ma aveva raccomandato alla nipotina di non raccontare nulla perché la signora Paura viveva ancora a casa dei loro anziani genitori.

Speranza però era rimasta colpita da quel gioco fantastico e lo propose alle sue amiche a scuola, così anche lei avrebbe potuto immaginare il Natale che non aveva mai festeggiato.  Tutto era talmente bello che la zia Gioia volle parlare con suo fratello: “Giorno se restiamo insieme sconfiggeremo la signora  Paura e lei andrà via dalle nostre vite, noi potremo di nuovo immaginare e vivere il Natale”. Svelarono tutto a Forza che subito volle recuperare le tradizioni di un tempo. Aveva costruito con Gioia e Giorno un presepe di legno e lo aveva sistemato in casa, così ogni sera raccontava a Speranza dei Natali passati, i ricordi, i racconti. Il gioco dell’immaginare il Natale si era diffuso tra tutti i bimbi della scuola e in ogni famiglia era sempre più forte il desiderio di credere nel futuro, vivere la vita in modo intenso e travolgente, perché è una fortuna averla.

Finalmente un giorno, la signora Paura se ne andò e tutti erano più sereni,  si ponevano obiettivi da raggiungere, Gioia e Giorgio impararono a condividere con i loro amici e familiari emozioni e sentimenti. Ricominciarono a festeggiare il Natale, con il presepe, l’albero addobbato, i biscotti, le luci colorate, ghirlande e stelle in ogni casa e nei cuori tanto amore.

L’ immaginare divenne presto la loro nuova realtà, che si presentava come una strada: a volte dritta, a volte sterrata, in discesa ma poi subito in salita  per continuare ad essere felici.