I RACCONTI

Carnevale, quale scherzo vale?

150 150 Silvia Ferrari

Il mese di febbraio, corto e pazzerello, spesso accoglie in alcune giornate una festa molto divertente per tutti i bambini: il Carnevale.

A scuola i preparativi non mancano, tanti disegni colorati e divertenti da appendere alle finestre, palloncini colorati realizzati con il cartoncino colorato e persino il teatrino dei burattini.

Il Carnevale, dopo il Natale è la festa preferita di Tommy. Ma stranamente, quest’anno era molto triste. Eva allora, cercava di farlo sorridere, ma arrivati a scuola, Tommy cambiava espressione, Eva cercava di capirne il motivo fino a che un giorno, osservandolo durante un intervallo si accorse che qualcosa davvero non andava.

Vicino al suo fratellino, gironzolavano due bimbetti della sua stessa classe con modi già “da grandi” e prepotenti.

Eva e le sue amiche, con la scusa di passeggiare per i corridoi della scuola si erano avvicinate: “Ciao Tommy, tutto bene fratellino?”

“Sì, sì, tutto ok Eva, a dopo”.

Ma lei, non era convinta di quella risposta e rimase con le sue amiche ad osservare un po’ nascosta cosa stesse accadendo. I due bambini, lo prendevano in giro, gli dicevano “faccia da panino” e molti altri aggettivi che suonavano come insulti offensivi e poco adatti ai bambini di una classe prima della scuola primaria.

A casa allora Eva aveva parlato con Tommy cercando di spiegargli che avrebbe dovuto riferire quanto stava accadendo alle sue insegnanti e a mamma e papà. Ma lui aveva paura, perché quel bullo a scuola, gli faceva dispetti e scherzi senza pensare a quanto fossero dannosi. Poi gli diceva di non dire niente a nessuno, altrimenti avrebbe preso calci e pugni in quantità.

Povero Tommy, rischiava di perdere il suo entusiasmo e la sua allegria proprio nel periodo di Carnevale.

Allora Eva ebbe una fantastica idea: propose alla sua professoressa di organizzare uno spettacolino con delle marionette, lei e le sue amiche avrebbero scritto il copione per i personaggi.

Intanto il problema di Tommy, sembrava passato in secondo piano. Ma il giorno dedicato alla festa di Carnevale a scuola, i personaggi del teatrino, parlavano di prepotenza, scherzi esagerati, bullismo. Tommy capì e prese coraggio, si alzò davanti a tutti e disse: “Bravo Pulcinella, allontana quel bullo. Nessuno dovrebbe essere preso in giro o picchiato. I veri deboli sono i bulli, perché non hanno capito che è meglio avere amici e giocare insieme per imparare e star bene!”.

In quel momento una delle maestre di Tommy disse:

“Purtroppo anche nella nostra classe accade qualcosa di simile, sai caro Pulcinella, ma ora credo proprio che i bulli siano stati scoperti e non proveranno più a fare i prepotenti”.

Al termine dello spettacolo, Eva e Tommy si abbracciarono, Tommy era felicissimo perché grazie all’aiuto di sua sorella Eva tutti avevano capito e lui aveva avuto il coraggio di parlare. La festa di Carnevale si trasformò in un fantastico momento di balli, canti e giochi, i bambini che avevano preso in giro Tommy erano in un angolo da soli, lui allora, con molta tenerezza si avvicinò per chiedere di giocare insieme e mangiare le frittelle.

Che momento emozionante! Tommy aveva dimostrato di essere davvero coraggioso e forte e i bulli, ormai sconfitti, avrebbero dovuto prendere esempio da lui.

Il Carnevale è la festa degli scherzi sani, fantasiosi, creativi e coinvolgenti … e anche negli altri mesi dell’anno si possono fare scherzetti, ma solo per ridere insieme e divertirsi!

 

 

 

Collodilandia, la città delle diversità

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Nella grande città di Collodilandia vivevano tantissime persone, molte di loro avevano alcune caratteristiche particolari e per questo venivano spesso prese in giro da persone poco rispettose e poco accoglienti.

Anche tra bambini accadeva lo stesso, un giorno la piccola Aurora, che era straniera e parlava un’altra lingua, venne allontanata dai compagni perché diversa da loro.

Per fortuna, una bimba di nome Clara che voleva esserle amica, le si avvicinò e le disse che ciò che contava di più era sentirsi bene. Le due bimbe diventarono amiche, Aurora insieme a Clara si sentiva rispettata, accolta, capita, inclusa, coinvolta, amata.

I giorni passavano e le persone che vivevano in quella grande città, cominciavano a condividere le loro esperienze con Aurora e Clara. Per tutti la diversità era un grande valore, perché si poteva imparare, vivere insieme esperienze, usare strumenti per svolgere mansioni o compiti, vedere il mondo con una prospettiva diversa, quella della solidarietà e amicizia sincera.

A poco a poco, anche chi aveva sempre preso in giro le persone considerate diverse, iniziò a capire che ognuno ha qualcosa di unico e che diversità significa libertà, sensibilità, solidarietà, creatività, unicità, e molte altre qualità!

In breve tempo, a Collodilandia ogni spazio era diventato un importante luogo di aiuto e confronto, tutti si erano organizzati per accogliere e condividere esperienze, che erano differenti e portavano ricchezza nell’anima e nelle giornate. Aurora e Clara erano felici per aver insegnato con il loro esempio a bambini e adulti a considerare la diversità un’esplosione di quotidianità.

Tutti avevano imparato a vivere bene insieme, con le loro piccole o grandi diversità!

 

Le avventure di Eva e Tommy … Che bello il nostro inverno!

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Dopo le fatiche di una settimana molto impegnativa finalmente è domenica. Eva e Tommy hanno dormito un pochino di più rispetto al solito e al risveglio una magnifica sorpresa li attendeva. Dalla finestra socchiusa filtrava una luce con un bagliore insolito, Eva si alzò dal letto per prima e incuriosita da quella luce spalancò le persiane: “La neve,  che magia, che paesaggio fantastico!”

Tommy sobbalzò nel suo letto dall’altra camera e chiese alla sorella: “Eva, perché urli tanto? Che cosa succede?”

Lei rispose: “Vieni a vedere, guarda che spettacolo, la neve ha coperto tutto, guarda che bello! Questo bianco ti può far immaginare tutto ciò che vuoi. Dai Tommy, facciamo colazione e poi chiediamo alla mamma di poter uscire a giocare, faremo un pupazzo e naturalmente la battaglia con le palle di neve”

Detto fatto, i due fratellini dopo colazione si vestirono con dei pantaloni impermeabili, la giacca pesante, sciarpa, cappello, guanti e stivali. Poi di corsa nella neve decisi a tuffarsi e sembrare angeli bianchi, pronti a lasciare le loro tracce sulla neve che regalava emozioni sorprendenti e coinvolgenti ogni inverno.

Tra le stagioni Eva e Tommy amavano l’inverno perché sapeva regalare qualcosa di unico e straordinario, la neve arricchiva i cuori e la mente perché i due fratelli potevano immaginare, disegnare, sperimentare insomma usare la neve per trasformarsi in altri personaggi e visitare altri luoghi.

Eva pensava di essere la principessa di un castello fatato e che tutta quella neve fosse il frutto di un incantesimo che si sarebbe spezzato solo con l’arrivo di un cavallo bianco. Ed eccolo là volare sulle ali della fantasia e arrivare fino nel giardino di Eva per consentirle di galoppare ancora più lontano in un mondo fantastico che solo lei conosceva. Tommy invece, immaginava di essere un pilota e che tutta quella neve fossero le nuvole sotto di lui, mentre volava libero nel cielo con il suo aereo per andare ad esplorare luoghi sconosciuti.

Il freddo dell’ inverno accarezzava dolcemente le guance di Eva e Tommy che sorridevano ed erano felici per quella giornata magica. Il giorno dopo giocarono anche a scuola con i loro amici,costruirono  pupazzi, giocarono a lanciarsi palle di neve, realizzarono anche disegni creativi su cartoncini colorati con cotone e materiali bianchi   per interpretare e rappresentare la neve.

Quel momento gelido e luccicante restò per alcuni giorni poi pian piano la pioggia sciolse tutta la neve  e  il ghiaccio ricopriva i rami degli alberi, i tetti delle case e le strade.

Era come se la neve dicesse a Eva e Tommy che avrebbe tardato a tornare. I due fratellini ogni mattina aprivano le persiane nella speranza di trovare il paesaggio bianco, a volte accadeva, altre volte si presentavano il ghiaccio o un timido sole che provava a farsi spazio tra le nuvole del cielo.

Eva e Tommy avevano però nel cuore il ricordo delle giornate passate a giocare con la neve, diventata ormai una soffice, candida e tenera amica dei due fratellini.

 

Immaginare il Natale

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Tanto tempo fa, vivevano in una piccola casetta vicino ad un bosco due fratelli, Gioia e Giorno. Si divertivano a giocare insieme e la sera, nel periodo natalizio, si sedevano davanti al grande presepe che i loro genitori avevano allestito in casa e giocavano ad immaginare …

Immaginavano di essere in un posto lontano, abitato da fate oppure di vivere sulla Luna. Immaginavano sempre il Natale, cosa avrebbero trovato sotto l’albero, cosa avrebbero mangiato, i canti con gli amici, le corse tra gli alberi del bosco addobbati con luci  colorate. Una sera però, i due fratelli sentirono un forte rumore e si spaventarono tantissimo.  I loro cuori erano tristi e gli occhi senza luce, la loro vicina di casa, la prepotente signora  Paura da quel momento avrebbe vissuto  con loro. Pensavano che fosse colpa di quel gioco per loro magico e così non giocarono più ad immaginare e non festeggiarono più il Natale.

Passarono gli anni, Giorno si sposò con una ragazza di nome Forza e presto nacque una bimba che chiamarono Speranza.

La zia Gioia la coccolava e raccontava alla piccola di quando lei e il suo papà erano bambini e di come si divertivano, compreso quando facevano il gioco dell’immaginare… ma aveva raccomandato alla nipotina di non raccontare nulla perché la signora Paura viveva ancora a casa dei loro anziani genitori.

Speranza però era rimasta colpita da quel gioco fantastico e lo propose alle sue amiche a scuola, così anche lei avrebbe potuto immaginare il Natale che non aveva mai festeggiato.  Tutto era talmente bello che la zia Gioia volle parlare con suo fratello: “Giorno se restiamo insieme sconfiggeremo la signora  Paura e lei andrà via dalle nostre vite, noi potremo di nuovo immaginare e vivere il Natale”. Svelarono tutto a Forza che subito volle recuperare le tradizioni di un tempo. Aveva costruito con Gioia e Giorno un presepe di legno e lo aveva sistemato in casa, così ogni sera raccontava a Speranza dei Natali passati, i ricordi, i racconti. Il gioco dell’immaginare il Natale si era diffuso tra tutti i bimbi della scuola e in ogni famiglia era sempre più forte il desiderio di credere nel futuro, vivere la vita in modo intenso e travolgente, perché è una fortuna averla.

Finalmente un giorno, la signora Paura se ne andò e tutti erano più sereni,  si ponevano obiettivi da raggiungere, Gioia e Giorgio impararono a condividere con i loro amici e familiari emozioni e sentimenti. Ricominciarono a festeggiare il Natale, con il presepe, l’albero addobbato, i biscotti, le luci colorate, ghirlande e stelle in ogni casa e nei cuori tanto amore.

L’ immaginare divenne presto la loro nuova realtà, che si presentava come una strada: a volte dritta, a volte sterrata, in discesa ma poi subito in salita  per continuare ad essere felici.

 

Un luminoso albero di Natale

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Come ogni anno, Gabriele e Bianca andarono a cercare un vero albero da sistemare al centro della loro casa. Non avendo trovato nulla di adatto, tornarono a casa dove mamma e papà avevano preparato una bella sorpresa.  Vicino al camino avevano sistemato due bellissimi alberelli spogli, con dei rami lunghi robusti e sottili.  I due fratelli si guardarono e Bianca disse: “Non sono abeti, che cosa sono?” poi Gabriele aggiunse: “Non saranno mai degli alberi di Natale” e si chiusero in camera.

Un po’ viziati e abituati ad ottenere ciò che volevano, i due fratellini erano davvero indispettiti per la scelta dei genitori e non riuscivano ad essere felici, anche se stava arrivando il giorno secondo loro più bello dell’anno. Mamma e papà, durante la cena dissero ai bambini: “Provate a pensare al Natale in modo più profondo, non fermatevi alle apparenze, questi nostri alberelli ci riserveranno molte sorprese, vedrete”.

Ma nulla di quel che dicevano i genitori, poteva far cambiare umore Gabriele e Bianca che si sentivano tristi. A scuola non raccontarono nulla ai loro amici perché avevano paura del loro giudizio: due alberi spogli per Natale anziché un grande abete, chissà come li avrebbero presi in giro.

Nel pomeriggio tronarono a casa e videro una luce abbagliante provenire dall’interno, corsero a vedere cosa stesse accadendo e videro mamma e papà che stavano decorando gli alberelli con tantissime luci. Gli alberi erano bellissimi, c’era già più calore in casa, i bambini iniziarono a pensare che forse avrebbero comunque potuto addobbarli.

Il mattino seguente, al loro risveglio Bianca e Gabriele trovarono sull’albero due palline con un messaggio: “Siate generosi, aiutate chi ha bisogno, regalerete ad altri amici un tenero sogno”

I due fratelli, senza pensarci due volte, a scuola si comportarono in modo esemplare con i loro compagni e la sera avevano il cuore pieno di gioia. Il giorno dopo ancora trovarono sull’albero due angeli, con un messaggio: “Angeli bianchi con ali splendenti, rendano i bimbi più sorridenti”.  Anche in questa occasione i due fratellini fecero di tutto per rendere felice qualche amico, donando ciò di cui avevano bisogno: cibo e abiti nuovi.

Ogni giorno sugli alberelli trovavano qualcosa e questo proseguì fino al giorno di Natale, quando Bianca e Gabriele si svegliarono e videro in casa alcune scatole con i messaggi di tutti i bambini che avevano aiutato.  Avevano generato una sorta di magia: una scia di aiuto reciproco, di generosità, di amore. Mamma e papà erano felicissimi e vedendo i figli sorpresi spiegarono: “Vedete bambini, eravate troppo viziati, troppo preoccupati a scegliere doni, avere tutto a disposizione. Questi alberi vi hanno insegnato che vivere poco alla volta un percorso rende più forti, le cose belle vanno costruite, condivise, apprezzate. Non ci si ferma alle apparenze, tutto va conosciuto e apprezzato. Questo Natale è davvero speciale perché ci ha reso più sensibili, più uniti e capaci di pensare al futuro con speranza ed entusiasmo”.

Gabriele e Bianca si guardarono, abbracciarono i lori genitori e poi iniziarono a leggere i messaggi dei bambini.  Pensavano che quel Natale fosse davvero strano, niente pranzi con troppi amici e parenti, niente viaggi, niente regali troppo importanti, ma un dono speciale e prezioso era sicuramente nel loro cuore: l’amore, che riesce ad unire tutti, grandi e piccini, vicini e lontani. L’amore che trasforma in bellezza tutto e dona al mondo una magia che durerà tutto l’anno.

Elatan e il sogno di Natale

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Un piccolo bambino di nome Elatan viveva in un luogo molto freddo e lontano da altri paesi, nella parte più a Nord del mondo.

Al suo ritorno da scuola aiutava il papà che era un taglialegna a procurare pezzi di legno per alimentare la stufa e di sera studiava. Era un bambino intelligente e curioso, desideroso di imparare e conoscere, poi quando si addormentava, i sogni più bizzarri gli facevano compagnia.

Una notte fece un sogno molto strano che lo riempì di stupore e gioia, sognò un Angelo bianco e luminoso che gli parlava: “ Elatan, voglio farti scoprire e provare emozioni che tutti i bambini hanno il diritto di avere nel cuore.”

Nel sogno l’Angelo portò Elatan in un bosco e gli chiese di scegliere un albero che avrebbe poi ritrovato nel giardino della sua umile casa. Elatan scelse un albero di media grandezza, un abete molto profumato. Giunti nel giardino della casa, l’Angelo disse il bambino che nell’albero avrebbe trovato sei doni, gli raccomandò di prenderli e conservarli, poi se ne andò.

Il piccolo Elatan rimasto solo incominciò a cercare tra i rami e la prima cosa che trovò fu un piccolo nido. Pensò a che cosa potesse servire, ma non gli veniva in mente nulla, così lo prese e lo portò vicino al suo letto nella speranza di poterlo utilizzare al più presto. Poi sull’abete trovò un secondo dono: un angioletto costruito con il legno, pensò subito a suo padre e portò il dono vicino al nido. Il terzo dono fu una trombetta, Elatan cominciò a suonare ma lo strumento non emetteva alcun suono, pensò alla sua mamma che amava la musica e alla gioia che avrebbe provato nel vedere quello strumento.  Il bambino abbastanza deluso portò comunque la trombetta vicino agli altri oggetti e ritornò a cercare il quarto dono: un alberello bello quanto l’abete che aveva scelto. Lo posò delicatamente vicino agli altri doni, poi cercò il quinto e trovò una luce, una piccola luce che brillava, che prese tra le sue mani delicatamente e la posò nel nido. Infine Elatan dopo aver cercato a lungo tra i rami dell’abete, non aveva trovato il sesto dono. Così tornò nella sua camera e prese gli oggetti che sembravano diversi.

Intanto si erano svegliati la mamma, il papà e il fratellino appena nato di Elatan. I genitori videro i doni, la mamma subito prese il nido e vi posò il suo piccolo bimbo, poi ringraziò Elatan per aver pensato a realizzare una culla comoda. L’angioletto fatto di legno ora si era trasformato in un mucchio di legna utile a scaldare la casa. Il papà disse  a Elatan: “Figlio, hai fatto questo per me? Grazie bambino mio!”.  La mamma poi notò la trombetta e iniziò a suonare dolci melodie, che avevano reso felice Elatan. Il piccolo albero aveva molte radici e il papà lo piantò nel giardino vicino all’abete. La luce era sempre più intensa e la casa era illuminata perfettamente, proprio quel che mancava. Il bambino non riusciva a capire se fosse un sogno o la realtà.

L’Angelo gli aveva parlato di sei doni mentre invece ne aveva trovati solo cinque, spiegò il suo sogno ai genitori e la mamma suggerì al piccolo di cercare dentro di sé perché forse l’ultimo dono era l’emozione perché quel momento magico che aveva saputo regalare a tutta la sua famiglia.  Il papà spiegò che quella era la notte di Natale e che il dono più grande era l’amore che ognuno poteva condivide con le persone care. Gli svelò inoltre che prima della sua nascita, un altro Angelo era arrivato in sogno ad annunciare che la Santa Notte sarebbe nato Gesù e iniziò a raccontare la storia di Natale.

Accompagnati da abbracci avvolgenti, tutti tornarono a letto e dormirono profondamente fino al mattino seguente quando un pettirosso si posò sul davanzale della finestra di Elatan. Con il becco bussò e il bambino si svegliò, andò a guardare in giardino e l’albero era addobbato con luci meravigliose, luccicanti splendenti e colorate. Per terra i pettirossi avevano sistemato tante piccole nocciole, per scrivere il nome del bimbo. Ma lo fecero al contrario e magicamente uscì la scritta “Natale”.

Da quel giorno Elatan e la sua famiglia riscoprirono il valore del dono, dell’aiutarsi e soprattutto l’importanza di volersi bene. Ogni notte di Natale, il piccolo Elatan sogna il suo Angelo che lo porta a conoscere altri bambini a cui racconta la sua storia, il suo mistero, la sua magia e regala loro un albero con sei doni tutti da scoprire.

Illustrazione di Giulia Celone 

La macchina che fabbrica le nuvole

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Il pomeriggio del 24 Dicembre, nel bosco dei folletti ci fu un terribile rumore che svegliò tutti gli abitanti di quel posto incantato, Luli e Dido per primi uscirono dalle loro casette per capire cosa fosse successo. Videro una nuvola di polvere, che si alzava da un punto del bosco. Quando la polvere sparì, videro uno strano strumento che nessuno di loro conosceva, fatto di legno, con inserti in metallo. Luli, la più curiosa e creativa dei folletti, chiese: “Di che cosa si tratta?” Ma Dido rispose che non conosceva quell’oggetto, lui era il folletto super tecnologico del bosco, aveva pensato e progettato molti strumenti innovativi, ma mai nulla di simile. Si avvicinarono e videro che c’erano intrappolate due strane creature. “Chi siete?” –  chiese Luli incuriosita.

Una vocina soave rispose: “Siamo due angeli e stavamo fabbricando le nuvole con questa macchina quando ci siamo ritrovati qui sulla terra, perché siamo sulla terra vero?” I due folletti rimasero senza parole… angeli, macchina per le nuvole, ma di che cosa stavano parlando? Allora gli angioletti spiegarono con calma che in cielo ognuno ha un compito preciso, come sulla terra e loro erano gli addetti al funzionamento della macchina delle nuvole che servivano a far riposare le stelle ogni giorno. Ora il problema era come riparare la macchina e tornare in cielo perché gli angeli, avrebbero dovuto preparare tutto per la notte che tutti chiamavano speciale, erano stati avvisati di fabbricare tante nuvole su cui posare le stelle che avrebbero dovuto illuminare la nascita di un bambino.

Dido allora  andò dal folletto più anziano del bosco e gli chiese di consultare il grande libro delle invenzioni per capire come aggiustare la macchina delle nuvole. Finalmente il folletto trovò la pagina di cui avevano bisogno e riferì che mancava un pezzo di un legno particolare che consentiva alle nuvole di essere soffici e delicate. Avrebbero potuto trovare quel legno solo da un falegname di nome Giuseppe, che si stava dirigendo a Betlemme. Con l’aiuto dei folletti, gli angioletti arrivarono in quel luogo, c’erano molte persone per un censimento ma di Giuseppe il falegname nessuna traccia. In lontananza videro arrivare un uomo e una donna con un asinello e chiesero loro: “Scusate sapete indicarci dove vive il falegname Giuseppe?” – l’uomo rispose: “Sì, sono io perché mi cercate?”

Gli angeli i folletti spiegarono il problema e Giuseppe rispose loro: “Ho poco tempo, mentre cerco un riparo per la mia sposa e per il bimbo che tra poco nascerà andate a prendere la macchina che fabbrica le nuvole e portatela da me così potrò ripararla.”

Gli angeli e i folletti portarono la macchina delle nuvole a Betlemme e  Giuseppe riuscì a rimetterla in funzione, gli angioletti ringraziarono e riportarono la macchina in cielo per fabbricare le nuvole che avrebbero consentito alle stelle di illuminare quella notte speciale. I folletti Luli e Dido restarono a Betlemme per la notte, aiutarono Giuseppe a sistemarsi con la sua sposa in una capanna, stava per nascere il bambino.

All’improvviso il cielo si illuminò, gli angeli fabbricavano le nuvole e le stelle che si erano posate divennero più luminose, gli angioletti guardarono sulla terra e videro Giuseppe con Maria che sistemava un piccolo bambino in una mangiatoia. Chiamarono altri angeli e tutti capirono che era nato Gesù, il figlio di Dio.

Gli angioletti andarono a chiamare pastori, le persone dei villaggi vicini, anche i folletti Luli e Dido si recarono alla capanna.

In quella notte di Natale, avevano  assistito ad una nascita importantissima, i due angioletti avevano conosciuto Giuseppe che grazie alla sua generosità aveva riparato la macchina delle nuvole, utili ad accompagnare le stelle alla capanna di Gesù. La magia di quella notte si rinnova ogni anno e nel bosco i folletti Luli e Dido, il 24 Dicembre preparano una capanna con un piccolo Bambino di legno che dorme su una nuvola. Da allora, tutti questi personaggi e i loro gesti sono diventati simboli natalizi per tutti i bambini e guardando il cielo la notte di Natale, sembra di vedere gli angioletti che fabbricano le nuvole su cui si posano le stelle che servono ad illuminare la capannina di Gesù.

Illustrazioni di Jessica Bassan 

La stellina che non brillava

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Anche quella notte, le stelle del cielo brillavano tantissimo e la loro luce arrivava in tutto il mondo.

Soltanto una stellina, sembrava non brillare, era triste e preoccupava perché non ne capiva il motivo. Si avvicinò una stella più grande che le disse: “Non essere triste, sicuramente c’è una ragione per cui la tua luce non è abbagliante come la nostra, vieni con me, andiamo a chiedere ad Estrella, lei saprà tranquillizzarti. Estrella era la stella responsabile di quella zona del cielo, lei osservava e teneva sotto controllo gli spostamenti delle stelline, la loro luminosità e si preoccupava che tutte stessero bene.  La piccola stellina chiese ad Estrella perché non brillava come le altre.  “Sei nata così – disse – ma non per questo dovrai rinunciare a compiere un gesto fantastico. Il tuo difetto potrà trasformarsi in un dono se saprai cercare bene dentro di te”.

La piccola stellina non riusciva a capire, più ci pensava e più la poca luce che aveva sembrava perdere intensità. Vicino a lei le altre stelle erano luminose e belle, immobili nel cielo e la notte si impreziosiva con la loro luce. Ma una sera, un forte vento arrivò a creare confusione nel cielo, si avvicinò alle stelle luminose e prese quasi tutta la loro luce portandola via con sé. Il vento disse alle stelle: “Senza luce non valete niente …”  e con una risata fragorosa se ne andò.

Le stelle non sapevano cosa fare, loro erano sempre rimaste immobili nel cielo a brillare. La loro luce era debole, ma la piccola stella le consolò e spiegò loro che pur non avendo mai brillato, aveva imparato a fare molte altre cose: girare nel cielo, osservare le nuvole e la luna, guardare sulla Terra, ascoltare i suoni della natura, avvicinarsi agli alberi, giocare con la pioggia, correre nel cielo libera.

Le stelle non avevano mai fatto nulla di simile e ascoltarono i consigli della piccola stellina, iniziarono ad esplorare il cielo e a conoscere la bellezza del mondo. Una notte si accorsero che pian piano la loro luce aumentava, in un attimo ripresero a brillare. Arrivò Estrella e cercò la piccola stellina che non brillava, ma di lei nessuna traccia. Le amiche non la vedevano più… Ad un tratto, si fece spazio vicino ad Estrella una piccola stellina luminosa: “Sono qui, non mi hai riconosciuto?”  Estrella aveva davanti a sé una splendida stellina luminosa. La piccola era felicissima, aveva aiutato le sue amiche a muoversi felicemente e aveva dimenticato di essere poco luminosa. Ora magicamente anche lei brillava. Quella era la notte di Natale e tutte le stelle andarono ad illuminare la capanna di Gesù Bambino. Estrella guardava da lontano la stellina che si sentiva felice e grata perché finalmente aveva ritrovato se stessa, aveva inoltre capito che aiutare gli altri ci rende sempre migliori.

 

 

La storia di Rossella

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C’era una volta una grande città in cui vivevano le creature e le persone più strane, in quella confusione c’era anche Rossella. Un giorno fu trasportata a chilometri di distanza da un forte vento che si era alzato su quella città. Rossella in un attimo fu catapultata in un piccolo paese dove non conosceva nessuno, era molto impaurita, non sapeva dove andare e cosa fare.

Nessuno sembrava accorgersi di lei, forse perché era piccola o forse perché nessuno aveva mai visto qualcosa con le sue caratteristiche: Rossella era una piccola goccia di sangue, tutta rossa, con l’espressione spesso triste e le si leggeva in volto la paura di stare vicino agli altri. Una sera però iniziò a piovere e Rossella trovò riparo vicino ad una casa con una grande insegna blu luminosa che non aveva mai visto: la scritta era AVIS.

La piccola gocciolina si affacciò a sbirciare cosa stesse accadendo all’interno e quel luogo e con grande sorpresa riuscì a riconoscere altre goccioline come lei ma aveva troppa paura per farsi vedere, così restò in disparte. Finalmente una goccia un pochino più grande si accorse della sua presenza e la invito ad entrare. Tutti la guardarono molto sorpresi perché Rossella era molto sciupata, il vestito e le scarpe erano tutte bagnate e la sua espressione era davvero triste. Allora quella grande goccia che si chiamava Rosetta la invitò a sedersi, le diede un vestito asciutto e le chiese: “Quanti anni hai? Che cosa ti è successo piccolina? Come ti chiami? Da dove arrivi? “

Rossella aveva paura persino a rispondere a tutte queste domande e scoppiò a piangere.

Allora Rosetta ricominciò con calma cercando di consolare la piccola gocciolina che raccontò la sua storia.

Viveva in una grande città dove nessuno si occupava di lei, era sempre sola e triste, non aveva una famiglia e il vento l’aveva portata lontano. Rosetta spiegò che il luogo in cui si trovava si chiamava Valera Fratta ed era un paese vicino a Lodi, dove molte persone conoscevano il significato di “DONARE”.

Le goccioline di sangue, se restavano unite avevano un compito speciale: salvare le vite degli uomini. Rossella ascoltò con attenzione il racconto e pian piano la sua paura si trasformò in coraggio tanto che volle far parte di tutte quelle goccioline di sangue che aiutano le persone a sopravvivere. Rosetta spiegò che con un gesto chiamato donazione, tutte insieme avrebbero assicurato ad una persona di vivere molto a lungo. Rossella così decise di vivere con loro e attese con ansia ed emozione il suo turno per poter essere d’aiuto. Quel giorno arrivò presto, un mattino la piccola Rossella fu chiamata per aiutare un ragazzo che aveva bisogno di una donazione e senza pensarci, con coraggio si unì ad altre goccioline e la vita di quel ragazzo fu salva.

Rossella era felice perché aveva trovato un luogo fantastico in cui vivere e si era trasformata in una goccia sorridente, aveva capito l’importanza di donare agli altri e riuscì a rendere felici altre goccioline che sconfissero la paura per lasciare il posto al coraggio e aiutare chi aveva bisogno.

La piccola Lucia

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C’era una volta una bambina di nome Lucia molto simpatica, disponibile e carina con tutti i suoi amici. Nella classe che frequentava c’erano alcune bambine gelose perché lei sapeva essere davvero generosa e gentile con tutti, aiutava sempre chi era in difficoltà e incoraggiava gli altri con i suoi grandi sorrisi.

 Un giorno Lucia, stanca di sentirsi sempre presa in giro, aveva spiegato alle bimbe gelose che il suo nome racchiudeva una storia bellissima e che sicuramente avrebbe insegnato molte cose anche a loro. Le bambine però ridevano di Lucia e le dicevano: “Tu credi di essere la più bella e la più brava? Sei solo una piccola ficcanaso e noi non crediamo nella tua bontà”.

Lucia che non si dava per vinta facilmente, aveva iniziato a raccontare una storia molto interessante, di una ragazza che si chiamava come lei e aveva vissuto in passato nella città di Siracusa. Un ricco signore avrebbe voluto sposarla ma lei era fedele al cristianesimo e così aveva rifiutato, con grande dispiacere  dei suoi genitori. Da quel momento avevano iniziato in molti a perseguitarla fino a che Lucia aveva perso i suoi meravigliosi occhi.

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