I fiori del sorriso

I fiori del sorriso

150 150 Silvia Ferrari

Amelia non aveva mai avuto molta considerazione per i fiori, mentre la sua mamma li adorava. Aveva un giardino con molti vasi di fiori colorati e aiuole con gigli, calle, tulipani, rose, viole, margherite e altre piante. In fin dei conti il nome era stato scelto perché a mamma Rosa piaceva tanto la pianta chiamata camelia, da qui appunto il nome Amelia. Lei però fin da piccola non aveva mai capito a cosa servisse passare ore e ore in quel giardino a curare erbacce colorate, forse profumate ma non tantissimo, fastidiosi e insopportabili perché attiravano farfalle e insetti. Senza contare che non era permesso giocare con la palla per non rovinare petali e foglie.  Insomma per Amelia i fiori erano proprio una seccatura e il suo malumore quotidiano derivava proprio dal fatto che detestava i fiori in giardino. Avevano il potere di toglierle il sorriso e pur di non vederli, sceglieva qualsiasi altra attività in casa sua o dalla nonna, che il giardino non ce l’aveva. “Amelia vuoi aiutarmi con i fiori” – le diceva a volte la mamma – ma lei trovava mille scuse per allontanarsi. Rosa aveva capito questo distacco e cercava sempre di dedicare tempo al giardino quando Amelia era a scuola, ma le sarebbe piaciuto condividere questa passione con la figlia. Pensava che i fiori avrebbero potuto aiutarla a sorridere di nuovo, da piccola lo faceva spesso, poi era diventata sempre più triste, sola, senza amici e nonostante i tentativi della mamma di creare occasioni d’ incontro con i suoi compagni di scuola, lei diceva che stava benissimo da sola e non aveva bisogno di amici.

Una sera però, la tristezza impediva ad Amelia di dormire, così andò in cucina a bere un bicchiere d’acqua, poi decise di uscire in giardino per una breve passeggiata e guardare le stelle. Per fortuna non doveva vedere tutti quei fiori colorati, era sola con la notte, con il cielo stupendo e silenzioso.

All’improvviso sentì una voce: “Ciao piccola, come cresci in fretta, diventi ogni giorno più bella”. Amelia si spaventò e corse in casa, rimase ad osservare il giardino ma non vide nessuno. Prese coraggio e chiese: “Chi c’è? Chi ha parlato?”

“Siamo noi, i fiori del sorriso” – Amelia rimase in silenzio per un attimo a pensare che aveva capito male, i fiori non parlano. Preoccupata corse in camera sua e si addormentò.

Il giorno dopo a scuola, Amelia pensava in continuazione a quanto accaduto la sera prima in giardino e tornata a casa decise di tornare vicino ai fiori. Camminava lentamente vicino alle aiuole ma nessuna voce, quando all’improvviso: “Non ci credi, ma noi parliamo, siamo qui Amelia!”. La bambina fece un salto e cadde a terra. Non era possibile, eppure i fiori del suo giardino stavano parlando con lei.

“La tua mamma è preoccupata perché non hai amici, da soli è bello stare, ma solo per un po’. Con amici e amiche invece si possono vivere un sacco di avventure, giocare, studiare insieme, organizzare feste e giri in bicicletta”. Amelia chiese impaurita a quella margherita: “Perché parli? Sei un fiore magico?”

“Chiamami come vuoi, ma sappi che la vera magia è dentro di te e non le permetti di uscire. È magico avere persone intorno, sentirsi accolti, felici, è magico comportarsi con educazione, sincerità e gentilezza. È magico sorridere, perché la vita regala emozioni uniche grazie ai sorrisi!”

In silenzio la bimba andò a cercare la mamma, eccola, era in cucina. “Mamma, devo dirti una cosa” – così iniziò a raccontare il suo stupore e la mamma con dolcezza la accarezzava e le teneva la mano. Finalmente era entrata in sintonia con Amelia, la vedeva raccontare e sorridere, stupirsi, emozionarsi. “Mamma posso invitare qualche mia compagna di classe qui a casa per vedere il nostro giardino magico?” – “Certamente tesoro mio” – rispose la mamma.

Il giorno dopo, le cinque bambine amiche di Amelia si aggiravano per il giardino e ammiravano i fiori bellissimi della sua mamma. “Signora che meraviglia questi fiori, sembra che stiano sorridendo”.

Lo sguardo di Amelia incrociò quello della mamma e sul viso di entrambe si aprì un sorriso. I fiori avevano regalato quel momento unico ad Amelia, che era riuscita finalmente a scoprire la bellezza e la magia dentro di sé. Da quel giorno l’avrebbero sempre accompagnata e lei iniziò ad apprezzare le piccole cose, i piccoli momenti a casa, a scuola e in tutti i luoghi in cui si trovava. Aveva scoperto l’importanza di avere amici e amiche, pronti a colorare ogni giornata con sorrisi e attività divertenti.  Ogni sorriso di Amelia era prezioso per tutti, era contagioso: chiunque la vedesse sorridere, sorrideva e si sentiva felice.

 

Attività 

Per ogni parola colorata proponi i giochi:

giardino: caccia al tesoro delle parole accoglienti e inclusive;

giocare: bandierina con i nomi dei fiori;

sorriso: il mimo, facce buffe ed espressioni;

aiutare: la corsa nei sacchi e la corsa a coppie con un piede legato all’altro;

amici: palla dell’amicizia ( un giocatore lancia la palla a un amico che dice una qualità del lanciatore);

tristezza: acchiappatristezza ( si disegnano alcune immagini tristi su piccoli cartoncini, poi si lanciano in alto e si chiudono in una scatola, cos’ la tristezza scompare):

casa: costruiamo una casa di cartoncino usando materiale di recupero, la casa della felicità;

fiori: creo tulipani e rose con gli origami;

scuola: invento un gioco da organizzare con i miei compagni di classe;

avventure: il gioco del sentiero nascosto ( con attrezzi e cerchi creo un labirinto);

festa: il gioco del non compleanno (tratto dalla scena Cappellaio Matto “Alice nel paese delle meraviglie”);

magia: cartellone .. se avessi una bacchetta magica trasformerei …

mano: corsa a mani incrociate ( corsa a coppie con le mani incrociate)

mamma: scriviamo una poesia o un biglietto per ringraziare  la mamma;

bellezza: davanti allo specchio scopro e mie qualità ( esteriori e soprattutto interiori);

luoghi: realizzo una mappa della scuola e individuo almeno tre luoghi in cui recarmi a gruppi.