La casa dagli occhi grandi

La casa dagli occhi grandi

150 150 Silvia Ferrari

In un piccolo paese in provincia di Lodi vivevano tre amici che fin da piccoli erano cresciuti insieme. Abitavano al confine tra il loro paese e la città, che i tre amici non amavano molto. Tutti  preferivano  la tranquillità della campagna, i suoni e rumori del bosco, i colori che cambiavano in primavera e regalavano a quel posto una parvenza magica, che li proiettava in una dimensione quasi fantastica.

Aldo, Barto e Carlo frequentavano la stessa scuola, un istituto molto particolare costruito fuori dal paese ed immerso nel verde, proprio per consentire a tutti i bambini di vivere un’esperienza scolastica fuori dal comune,  in un ambiente che sarebbe stato provvidenziale per la loro crescita e per il loro apprendimento. Tutti arrivavano a scuola piedi in ogni stagione, perché uno dei principi di questo nuovo percorso era proprio quello di dedicare del tempo a raggiungere la scuola, non meno di dieci minuti.  Una bella passeggiata che consentiva di apprezzare contemplare la bellezza della natura con ogni colore e sfumatura in ogni momento dell’anno.

I tre amici abitavano nello stesso palazzo per cui ogni giorno si davano appuntamento al portone d’ingresso e raggiungevano la scuola insieme, chiacchierando e progettando che cosa avrebbero potuto fare il pomeriggio insieme: giocare a calcio, andare per il paese in bicicletta, giocare a tennis nella palestra della scuola e poi dedicare del tempo anche allo studio.

Aldo frequentava la classe quarta alla scuola primaria e Barto la classe quinta. Carlo invece, era al primo anno della scuola secondaria.

Aldo aveva anche una sorella più grande, Anita di quattordici anni, che frequentava il liceo scientifico, amava studiare e trascorreva tutto il suo tempo libero nella biblioteca della scuola. Lui era più giocherellone, amante del divertimento e delle giornate insieme agli amici all’aria aperta, nonostante anche a lui piacesse molto studiare e fosse interessato ad ogni disciplina.

Barto era figlio unico, i suoi genitori erano avvocati e avevano già stabilito per lui il corso di studi e la sua professione futura: sarebbe entrato a far parte del loro studio legale.

Lui però, aveva una grande passione, la cucina ed il suo sogno era quello di aprire un ristorante. Per no scatenare discussioni con i suoi genitori, per ora quel sogno era un segreto tra lui e i suoi due amici.

Carlo aveva due fratelli più grandi, Camillo e Cesare, quest’ultimo non aveva voglia né di studiare e neppure di lavorare. Camillo invece era al terzo anno della stessa scuola di Carlo ed era un ragazzino simpatico che si impegnava molto a scuola.  Carlo avrebbe voluto essere come lui, crescere con i suoi interessi per il mondo animale e la natura, impegnarsi e studiare per realizzare il suo sogno: diventare un veterinario. Ma Cesare gli diceva che era tutto tempo perso.

Al termine di ogni giornata, i tre amici mentre tornavano a casa si raccontavano fatti divertenti che erano accaduti in classe. Ma da alcuni giorni, Barto non parlava, era silenzioso e non sorrideva a nessuna battuta di Aldo.  I suoi amici volevano scherzare ridere ma lui non sembrava cogliere nessuna battuta. Allora gli chiesero che cosa fosse successo di così grave da rattristarlo. Barto inizialmente non voleva dire nulla ma poi scoppiò a piangere e spiegò che a scuola durante le interrogazioni e le verifiche alcuni suoi compagni lo prendevano in giro perché non riusciva a spiegarsi, aveva come un blocco e non poteva certo riferire questa cosa ai suoi genitori perché non avrebbero capito, soprattutto non avrebbero accettato. Anche parlare con la sua insegnante non gli sembrava una buona idea perché i suoi compagni l’avrebbero scherzato ancora di più.  Mentre Barto parlava, stavano passando davanti ad una casa molto particolare che si trovava esattamente a metà strada tra il paese e la scuola. Ogni giorno i bambini la vedevano e l’avevano soprannominata “casa dagli occhi grandi” perché aveva due finestre enormi con delle strane tende azzurre sistemate proprio come fossero due grandi occhioni pronti a guardare chi passava  di là. Barto era veramente disperato, i suoi amici cercavano di calmarlo. Aldo vide uscire dalla casa una signora che chiese ai bambini: “Serve aiuto?” – Carlo rispose di sì perché non riuscivano a calmare l’amico. Allora la signora che si chiamava Dorotea fece entrare in casa i tre amici e si fece raccontare l’accaduto.

Subito tutti ebbero l’impressione di sentirsi più sollevati, Dorotea ascoltava e sorrideva portando esempi di quando era piccola ed era successa la stessa cosa anche a lei.

“A volte la scuola non è proprio come ci si aspetta, tocca noi provare a rendere migliori le situazioni, certo con l’aiuto di qualche adulto. Potresti spiegare alla tua maestra”. Barto spiegò che il suo disagio non era capito né dagli insegnanti né dagli altri compagni di classe. Allora Dorotea suggerì di parlare con i suoi genitori, ma anche in questo caso il bambino temeva il loro giudizio perché loro avevano molte aspettative su di lui che non sembrava più avere nessuna motivazione nell’andare a scuola. Aveva ansia ogni volta che doveva fare qualcosa, ansia da prestazione che gli impediva di parlare e raggiungere buoni risultati.  “Mamma e papà sono due avvocati che si aspettano che io faccia lo stesso, ma a me piace vorrei fare il cuoco. Vi immaginate se dovessi dire loro cosa sento davvero? Diranno che sono i capricci di un bambino di 10 anni ma per me è molto importante! Loro non capiranno mai”.

Allora Dorotea suggerì a  Barto prima di tutto di calmarsi e poi di provare a pensare a tutte le cose belle e alle avventure trascorse insieme alla sua famiglia. Sicuramente erano molte e i suoi genitori che avevano sempre fatto di tutto per renderlo felice avrebbero capito la situazione. Dorotea aggiunse che comunque avrebbe dovuto parlare con loro, per continuare il suo percorso scolastico con entusiasmo, con interesse, lasciando perdere le critiche degli amici invidiosi ma tornando ad essere un bambino sicuro, felice e motivato. Certo non sarebbe stato facile, ma ora avrebbero trovato un modo per continuare ad andare a scuola serenamente e parlare con i suoi genitori.

Detto fatto, la sera Barto spiegò ai genitori il suo disagio, del suo momento difficile a scuola, il voler tirarsi indietro a tutti i costi, nella speranza di riuscire comunque per evitare le prese in giro dei compagni e la delusione dei genitori.

La mamma, cercò subito di confortare il figlio e non appena sentì parlare della casa dagli occhi grandi e di Dorotea, così decise di  andare a conoscerla. Dorotea accolse la mamma di Barto e insieme decisero di aiutare il ragazzino prima di tutto a ritrovare la motivazione verso la scuola, poi a fargli vivere questa esperienza senza frustrazioni. La mamma e il papà lo avevano anche rassicurato sulle scelte future: non lo avrebbero obbligato a  diventare un avvocato come loro.

Ogni giorno Barto sembrava sempre più sereno, passava da Dorotea e facevano alcune attività insieme anche a Carlo e Aldo e arrivato casa faceva i compiti, poi aspettava i suoi genitori per raccontare la sua giornata.

Il bambino piano piano era riuscito a cambiare prospettiva, comportandosi non più per evitare situazioni che lo facessero sentire non adeguato, ma con lo scopo di essere una persona competente.

Più la situazione di Barto migliorava, più quella di Aldo peggiorava. Lui era il più piccolo dei tre amici frequentava la quarta della scuola primaria. Era sempre stato un bambino molto ambizioso desiderosa di affermare la propria identità e individualità, dimostrando a tutti di saper fare per essere meglio di chiunque altro. Ci teneva tantissimo ad ottenere sempre il massimo dei voti, quando doveva fare qualche compito andava oltre cercando di avere l’approvazione di genitori insegnanti e amici.

Tutto questo però lo aveva portato ad un disagio in classe, perché l’insegnante davanti agli altri lo chiamava presuntuoso riteneva che volesse sempre emergere a tutti costi, così aveva iniziato a trattarlo quasi escludendolo dal gruppo. Aldo non riusciva più ad essere il migliore ma soprattutto viveva questo disagio e si sentiva escluso dal resto dei compagni. Anche lui si confidò con Dorotea che diede un suggerimento molto valido anche a lui. Gli consigliò di provare a ricostruire la relazione con i suoi compagni per riportare i voti alla normalità, senza essere presuntuoso ma semplicemente riuscendo ad essere efficiente e sicuro come un tempo. Anche i genitori di Aldo passarono dalla casa dagli occhi grandi, per farsi suggerire da Dorotea e da suo marito Eugenio, che era un Professore nella scuola dei ragazzi, un modo per far capire agli insegnanti che il piccolo si sentiva escluso e sarebbe stato invece necessario inserirlo di nuovo nel gruppo senza giudicare, ma costruendo un percorso efficace per tutta la classe. Con pazienza e dedizione, Eugenio e Dorotea aiutarono anche Aldo, che ricominciò ad avere fiducia nelle sue grandi capacità e continuò ad essere fortemente motivato nei confronti dell’apprendimento, grazie ad un atteggiamento propositivo che aveva notato nell’insegnante. Forse Eugenio era intervenuto, forse l’aveva fatto Dorotea, ma l’importante era aver risolto la situazione che stava diventando distruttiva per tutta la classe.

Alla fine del primo quadrimestre, un’altra situazione che fece preoccupare tutti quanti, anche Aldo e Barto, fu quella di Carlo che aveva attraversato un periodo molto difficile caratterizzato dalla totale mancanza di motivazione verso qualsiasi disciplina. Si sentiva incapace di fare qualsiasi esercizio con qualsiasi insegnante.

Carlo aveva due fratelli grandi uno che aveva avuto un percorso scolastico nella norma e l’altro che aveva abbandonato gli studi per andare a lavorare perché di studiare proprio non gli interessava nulla. Carlo vedeva i suoi fratelli così diversi e aveva perso la motivazione verso la scuola, si sentiva disorientato perché non sapeva quale dei due avesse fatto la scelta migliore. Studiare oppure no?

Da molto tempo ormai Carlo non aveva nessun interesse e nessuna curiosità verso lo studio, in classe aveva qualche amico ma niente di particolare, nessuno con cui condividere un avere propria esperienza. Dorotea venne in aiuto anche di Carlo spiegandogli che era impossibile crescere senza una motivazione perché quella che si costruisce a scuola poi l’avrebbe accompagnato per tutta la vita nella scelta del suo lavoro futuro. Soprattutto ogni persona è libera di scegliere e lui non avrebbe dovuto farsi condizionare dai suoi fratelli, ma pensare al suo bene, ai suoi reali interessi, alla vita che avrebbe voluto fare, a come realizzare i suoi sogni e raggiungere i suoi obiettivi.

Carlo aveva bisogno di un contesto che lo facesse sentire sicuro, così con l’aiuto di Dorotea, Eugenio e i suoi genitori, era riuscito poco alla volta a mettersi in gioco, riuscendo a modo suo a trovare una modalità per stare tranquillo, cercando di impegnarsi al massimo delle sue potenzialità in ogni momento, sia per test e interrogazioni o per qualsiasi attività.

La casa dagli occhi grandi era ormai diventata il rifugio dei tre amici che ogni pomeriggio, prima di tornare a casa facevano tappa da Dorotea ed Eugenio. I loro genitori, spesso li raggiungevano e insieme trovavano possibili soluzioni per migliorare la situazione motivazione allo studio da un lato e rapporto con i compagni di classe e insegnanti dall’altro.  Una sera però, Carlo riferì di essere stato umiliato in classe da una sua insegnanti che gli aveva detto: “Se ci lavori da tanti mesi e ancora non ce la fai, forse dovresti rassegnarti”. Questa crudele frase ingiusta, aveva gettato nuovamente Carlo nello sconforto, così i genitori decisero di andare a  confrontarsi con la Professoressa. Dopo un lungo colloquio, la docente si rese conto del suo errore e dal giorno seguente provò a ricostruire il rapporto con il ragazzo e la sua autostima, riconoscendo anche il grande lavoro dei mesi precedenti. La casa dagli occhi grandi cercò di aiutare anche la Professoressa Fuochino, che aveva sempre lavorato tenendo poco conto della motivazione, dei caratteri differenti e delle singole situazioni emotive dei ragazzi.

Verso la fine dell’anno scolastico la situazione era migliorata per tutti, sia aldo, che Barto che Carlo erano decisamente più sereni. I ragazzi avevano aiutato Eugenio a sistemare tre aiuole della casa, rendendole splendide, diverse, con fiori bellissimi e profumati. A scuola, avevano partecipato attivamente a tutti i laboratori proposti e a molti progetti,  sia in orario scolastico che durante alcuni pomeriggi, riuscendo a far emergere le loro caratteristiche, a controllare le ansie e le paure e  a mantenere una costante motivazione  nei confronti dello studio, tappa fondamentale per crescere e gettare basi solide per un avvenire professionale di qualsiasi natura.

Nelle loro case, i tre ragazzi avevano migliorato il rapporto con i loro genitori, che  avevano avuto bisogno di essere orientati, guidati e spronati a pensare che ogni figlio ha una propria identità, proprie caratteristiche e una propria strada da seguire, che può essere diversa da quella tracciata da  mamma e papà. Vanno rispettate idee differenti, ambizioni lontane dalle professionalità familiari e soprattutto va tenuto conto dei desideri dei ragazzi.

I genitori hanno capito, aiutato e sostenuto Aldo, Barto e Carlo, riuscendo ad instaurare un bellissimo rapporto di amicizia con Dorotea ed Eugenio, le menti illuminanti di tutte le persone che si fermavano nella loro casa dagli occhi grandi.

Tutti avevano la sensazione di appartenere ad un gruppo forte, capace di sostenere, di agire, di sprigionare entusiasmo e di sentirsi coinvolto in ogni situazione. Con il passare del tempo, la casa dagli occhi grandi aveva accompagnato i tre amici fino all’età adulta. Essi avevano continuato a sostenersi ed incoraggiarsi ed avevano proseguito il cammino lontano da casa: Aldo aveva aperto un negozio di abbigliamento, Barto lavorava come chef in un ristorante e Carlo era diventato un veterinario. Ogni tanto, i tre amici si davano appuntamento al paese e si incamminavano lungo il sentiero che portava alla loro vecchia scuola e al bosco. La loro tappa fissa però, era alla casa dagli occhi grandi, dove Dorotea ed Eugenio erano sempre un punto di riferimento importante per molte persone, che avevano scelto di vivere  in modo coraggioso e con entusiasmo la straordinaria esperienza della vita.