Articolo di :

Silvia Ferrari

I tempi dell’agire

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Questi nostri anni, sono spesso sotto accusa perché si tende a individuare nel passato un periodo migliore del presente. Molte persone sono sempre propense alla critica rispetto alla società di oggi, che innegabilmente ha dei problemi aperti da risolvere, come ad esempio  il ruolo genitoriale e l’educazione.

Continuare in una critica non costruttiva però non porta nulla, perché si preferisce lamentarsi piuttosto che agire? L’ora agisce e ognuno di noi è responsabile rispetto ad alcuni aspetti della quotidianità. La vita che ci accompagna nell’imperfezione sicuramente offre spunti di riflessione profondi, ma è con l’agire o ognuno quotidianamente ripetutamente nel nostro piccolo che si modificano i comportamenti e le situazioni. Diamo allora ai nostri giovani e alla società la possibilità di crescere con modelli consapevoli e onesti, gli stessi che ci sono stati proposti in passato e che sono stati i nostri esempi.

Possiamo anche crearne di nuovi, in base all’esigenza di questa nostra società, di questa nostra vita che ha delle caratteristiche diverse rispetto al passato, ma che merita la nostra attenzione e il nostro esporci nel migliore dei modi.
I grandi personaggi storici hanno agito nel loro tempo perché quel tempo richiedeva la loro attenzione in quella situazione. Cerchiamo allora anche noi, di rendere omaggio a noi stessi e alla nostra società prendendoci i giusti spazi nel nostro tempo che ha bisogno di esempi da riscrivere con toni consapevoli e concreti.

Lo spazio e il tempo per educare al rispetto

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Un giorno decido di fare una passeggiata perché è presto per entrare a scuola, avrei iniziato alla terza ora. Mi fermo davanti ad una pasticceria, che ha una vetrina invitante allestita con torte e paste di ogni tipo. Entro, chiedo un piccolo vassoio da portare a scuola per l’intervallo, da condividere con i colleghi. Prima di me, c’è in attesa una giovane mamma con la bimba, credo intorno ai 4 anni. La bimba fa i capricci perché vuole una torta che spiegano essere già prenotata da un altro cliente. La bimba allora dice alla mamma: “Se non me la compri ti odio”.

Mi chiedo dove possa aver sentito, imparato e contestualizzato una parola così forte e grande, la piccola bambina. Le parole si muovono, sono fluttuanti, rallentano, si spostano più forte, fanno giri tra luoghi e persone, spesso tornano. Quella parola, odio, sicuramente arrivava da uno spazio e un tempo non chiari per la bimba, arrivava da un movimento apparentemente lontano, ma tanto vicino a lei. Dai coetanei? Dai familiari? Dai social? A scuola?

Quel che in realtà mi ha stupito ancora di più, è stata la risposta della mamma. “Andiamo a vedere se c’è in un altro negozio, così la compriamo”.

Mi stupisce che oggi non si riesca ad insegnare il rispetto, ad insegnare che i tempi, gli spazi, le parole e le persone meritano rispetto, ad insegnare a chiedere scusa per quel che diciamo fuori luogo. Da genitori, alimentare frasi potenti in contesti pacifici, è rischioso perché non c’è futuro educativo. Oggi spesso no si cerca più neanche l’alleanza con la scuola. Si fa tutto a casa, per modernità.

Davvero siamo sicuri che vada bene così? Davvero restiamo a guardare?

Provo a dire: “Magari c’è altro che ti piace, qui vedo tutto buono”.

La mamma:” Ma non quello che vuole mia figlia” e senza andare oltre esce borbottando. Io guardo il signore al bancone, scelgo i biscottini e intanto ascolto le sue parole che riferiscono frasi di disapprovazione su parole e comportamenti “di oggi”. Non solo di oggi, aggiungo io, forse d’istinto abbiamo tutti desiderio di fare ciò che vogliamo, ma poi, prevale il buon senso che ci guida e ci orienta.

Si sbaglia se si giudica, ma anche se non si agisce per migliorare. Io non ho potuto agire subito, sono stata lasciata nella pasticceria senza confronto: la mamma aveva ragione, basta. ( secondo lei…). Agisco ora, con altre parole, propositive e comunicative, per riflettere, far riflettere, per migliorarci sia a casa che a scuola.

Il concedere in modo diretto, senza voli fluttuanti, restringe il campo educativo a due scelte: o lo si fa per mancanza di rispetto o per mancanza di educazione al rispetto. In entrambi i casi, è un’azione fallimentare, che nasce già privata di educazione e di strategie, nasce senza possibilità di crescere, di maturare. Nasce e basta, nessuno la filtra, nessuno la modella e la rende bella.

Però purtroppo, entra in un circuito di giri come le parole, che si spostano, vanno, tornano sempre e lasciano traccia del passato, del presente e purtroppo del futuro.

Per cambiare tracce e giri, ci vuole coraggio, servono uno spazio e un tempo che oggi forse non sono visibili a occhio nudo, ma sono visibili con azioni ed esempi di educazione al rispetto.

All’intervallo a scuola, ho condiviso i biscottini, grata per aver ricevuto sorrisi e mattoni di emozioni da mettere uno vicino all’altro, perché con le piccole cose si inizia a costruire una vera umanità educante.

Cara scuola, ti saluto

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Cara scuola, oggi ci salutiamo

ma un bel ricordo di te conserviamo,

abbiamo trascorso giorni felici

in aule accoglienti coi nostri amici.


Tra banchi colorati e lunghi intervalli

ci siamo concessi allegri balli,

menti aperte e computer accesi

con Prof ed alunni per molti mesi.


Al suono squillante della campanella

tutti in palestra, la vita è più bella!

Se poi una pausa richiede un caffè

rivolgiti all’ ENO ed è tutto per te.


Al bar puoi trovare gustosi cornetti

fuori un bel gatto e dei coniglietti,

vicino al parcheggio c’era l’entrata

della nostra scuola … di quella che è stata.


Grazie “Einaudi” per quel che ci hai dato

tanti saluti, il momento è arrivato,

la nuova scuola avrà il suo calore

ma tu sarai sempre nel nostro cuore!


Grazie ragazzi e ragazze, Prof, educatori del laboratorio “Storie con-torte” per le parole scelte che sono servite a scrivere questa poesia: parcheggio, Prof, alunni, palestra, bar, computer, balli, campanella, gatto, coniglietti, banchi colorati, aule, intervalli, cuore.

Oggi è Carnevale?

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Il divertimento del Carnevale

é che ogni  scherzo da  sempre vale,

oggi purtroppo il valore è cambiato 

dando alla festa un senso sbagliato. 

Il Carnevale ama il travestimento 

con abiti buffi e  viso contento,

le stelle filanti in aria  lanciate

allietan le ore più spensierate. 

“Da chi ti travesti?” si chiede curiosi

e appaiono fate o costumi paurosi,

perché il Carnevale diverte i bambini 

ma anche gli adulti a loro vicini. 

Oggi parlare di scherzo a qualcuno

viene frainteso e non ride nessuno,

i bulli si aggirano in ogni stanza 

con prepotenza ed arroganza. 

Ma il Carnevale è una festa vivace

e si sorride per quel che ci piace, 

prendono forma scherzi innocenti

che rendono vive e forti le menti. 

Allora  sia puro divertimento 

ogni  cuore sia sempre contento,

così il Carnevale potrà regalare 

tanti momenti per ricominciare. 

Stelle filanti, scherzi divertenti

tornino a dare colore alle menti,

così finalmente nella società 

ritorni a brillare la felicità. 

Dalla parte della scuola

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In attesa di iniziare  un nuovo anno scolastico, mi soffermo a capire quale sia lo scopo di alcuni docenti che, seppur in toni scherzosi, veicolano contenuti poco rispettosi. Il rischio è che chi legge, interpreti in modo negativo sia l’interesse, sia l’entusiasmo dei docenti rispetto al rientro  in aula. 

La scuola per noi insegnanti, è prima di tutto non solo fisico, ma anche mentale, che attraversa percorsi, situazioni e sentimenti. Spesso l’insegnamento è frutto di una consapevolezza maturata nel tempo e mutevole in base ai cambiamenti della società. 

Considerando quest’ultima come liquida e incerta ( Bauman, Morin) trovo stucchevole continuare a polemizzare al puro scopo di lamentarsi e leggere battute sulla scuola. Quelle le lascerei ai comici, che conoscono in parte le sottili sfumature e si inseriscono nella vita scolastica in modo teatrale e goliardico, per quanto vere possano essere in alcuni casi. 

Le scienze dell’educazione, ci parlano di esempi concreti e positivi, di come si possa imparare divertendosi, innovando e motivando. 

Leggere o ascoltare  frasi e battute sulla scuola, tra  i sorrisi  di molti, contribuisce a considerarla un  “luogo di poco conto” quando invece rappresenta infinite possibilità, racchiude professionalità, competenze e agisce sulla persona. Cosa vogliamo costruire quindi nel nostro percorso professionale, educativo e didattico? Quale messaggio vogliamo lasciare parlando di scuola?

Sorridere, divertirsi, ridere impegnarsi per imparare si può, è bello n dovere di tutti i soggetti coinvolti, se poi prendono forma lezioni innovative e si coinvolgono alunne e alunni in modo attivo e dinamico ancora meglio. ( Dewey) 

Allora diamo il via alla bella scuola, con parole e azioni concrete che possano davvero fare la differenza. Dimostrare che noi docenti crediamo nella scuola, è il primo passo per aprire nuovi orizzonti oltre libri e prestazioni.

Il resto verrà cammin facendo.  

“Che bello, si torna a scuola, ci saranno lezioni interessanti, vedrete!” 

“Finalmente un nuovo anno scolastico, idee per renderlo ancora più interessante?”

“Faccio il lavoro più bello del mondo, la Prof “

La casa colorata

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C’è una casa colorata 

dai bambini molto amata,

dagli adulti è ritenuta

la più bella mai avuta. 

C’è una casa colorata 

che sorride spensierata

ed accoglie gentilmente 

i commenti della gente. 

C’è una casa colorata

che rallegra la  giornata

a chi passa e va al lavoro,

a chi studia o cerca oro. 

C’è una casa colorata

fantasiosa e delicata,

si distingue nel quartiere

tra le altre bianche o nere. 

C’è una casa colorata

bella idea chi l’ha pensata, 

è un po’ come questa vita:

va  vissuta saporita! 

Lodi, bella città

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Vita tranquilla in questa città

mi guardo intorno di qua e di là,

ci sono case, strade e parchetti

tanti elementi dall’uomo protetti.

Ci sono suoni di auto al mattino,

del lungo treno che passa vicino,

ci sono bar e negozi invitanti

per rendere lieti tutti quanti.

Ci sono luoghi nella natura

e altri invece di grande cultura,

luoghi di svago o di ritrovo

qualcosa di antico oppure di nuovo.

La bella città tra molte risplende

la storia antica su tutto si stende,

si impara ad amarla sempre di più

trovi ogni giorno ciò che vuoi tu.

Ci son colori per abbracciare

luoghi di cura o in cui pregare,

questa città ha proprio ogni cosa

Lodi è davvero meravigliosa!

L’acqua di San Giovanni

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Nella  notte del 23 giugno, la più magica del solstizio d’estate, si prepara l’acqua di San Giovanni. In passato era considerata un rito propiziatorio unito a preghiere per evitare eventi negativi e fenomeni naturali come siccità e tempeste. 

Si preparava raccogliendo erbe spontanee e fiori di campo, che venivano poi messi  in una bacinella d’acqua e lasciati a macerare all’aperto per tutta la notte.

L’acqua profumata, aveva il potere di raccogliere la “rugiada degli Dei” e il mattino seguente la si usava per  lavare viso e mani, come simbolo di rigenerazione, fortuna, amore, salute. 

Anche oggi questa usanza continua e  mantiene lo stesso significato di rinascita e rinnovamento, in Italia e in altri paesi.  

L’estate ritorna

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L’estate ritorna col caldo sole

e fresche serate per chi ne vuole,

la luce brilla e illumina il giorno 

come ogni anno si guarda intorno. 

L’estate ritorna e lascia   le scuole

chiuse, in silenzio e senza parole,

i giorni si riempiono di attività 

tra campi estivi in piscine e in città.

L’estate può essere più spensierata

inizia presto ogni giornata,

è tempo di festa e di vacanza 

di giorni più lunghi  in abbondanza.

L’estate regala colori brillanti

che rendono unici  tutti quanti,

accoglie viaggi e gite più brevi

fai ciò che vuoi, non ciò che devi. 

L’estate è fugace perciò va vissuta 

che ci sia nota o sconosciuta,

con il suo scorrere porta alla vita

a volte tristezza o gioia infinita. 

L’estate rimane tre  mesi soltanto

e ci accompagna con il suo canto,

poi nel momento del nuovo  passaggio

lascerà a tutti un grande messaggio…



L’albero rosso

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C’è un albero rosso che brilla d’estate 

accoglie animali, persone e fate

per tutti c’è molto divertimento

chi passa vicino è sempre contento.

Ti senti a casa, è un posto sicuro

cambia colore da chiaro a scuro,

nessuno sull’albero vuol comandare

ma accogliere, ridere e anche giocare.

Si arriva lì in barca o in bicicletta

c’è tanto stupore e niente fretta,

sul ramo più alto c’è  la cucina

per preparare una buona piadina.

Se passa persona un poco monella

è pronta una crepe con la nutella,

se invece gradisce frutta o verdura

c’è tenera insalata e uva matura.

Profonda amicizia s’ intreccia tra i rami

tra frutti diversi vicini e lontani,

tutti ne parlano, l’albero è sociale

eno, turistico e poi commerciale.

Se chiudi gli occhi lo vedi adesso: 

grande cuore, eterno successo

L’albero rosso per sempre sarà

un segno di unione e di felicità.

Le parole evidenziate sono state pensate da ragazzi e ragazze al termine di un laboratorio di lettura presso la scuola secondaria Einaudi, Lodi.

Grazie per la preziosa collaborazione!