IMPERFEZIONI PEDAGOGICHE

Pedagogia

Dalla parte della scuola

150 150 Silvia Ferrari

In attesa di iniziare  un nuovo anno scolastico, mi soffermo a capire quale sia lo scopo di alcuni docenti che, seppur in toni scherzosi, veicolano contenuti poco rispettosi. Il rischio è che chi legge, interpreti in modo negativo sia l’interesse, sia l’entusiasmo dei docenti rispetto al rientro  in aula. 

La scuola per noi insegnanti, è prima di tutto non solo fisico, ma anche mentale, che attraversa percorsi, situazioni e sentimenti. Spesso l’insegnamento è frutto di una consapevolezza maturata nel tempo e mutevole in base ai cambiamenti della società. 

Considerando quest’ultima come liquida e incerta ( Bauman, Morin) trovo stucchevole continuare a polemizzare al puro scopo di lamentarsi e leggere battute sulla scuola. Quelle le lascerei ai comici, che conoscono in parte le sottili sfumature e si inseriscono nella vita scolastica in modo teatrale e goliardico, per quanto vere possano essere in alcuni casi. 

Le scienze dell’educazione, ci parlano di esempi concreti e positivi, di come si possa imparare divertendosi, innovando e motivando. 

Leggere o ascoltare  frasi e battute sulla scuola, tra  i sorrisi  di molti, contribuisce a considerarla un  “luogo di poco conto” quando invece rappresenta infinite possibilità, racchiude professionalità, competenze e agisce sulla persona. Cosa vogliamo costruire quindi nel nostro percorso professionale, educativo e didattico? Quale messaggio vogliamo lasciare parlando di scuola?

Sorridere, divertirsi, ridere impegnarsi per imparare si può, è bello n dovere di tutti i soggetti coinvolti, se poi prendono forma lezioni innovative e si coinvolgono alunne e alunni in modo attivo e dinamico ancora meglio. ( Dewey) 

Allora diamo il via alla bella scuola, con parole e azioni concrete che possano davvero fare la differenza. Dimostrare che noi docenti crediamo nella scuola, è il primo passo per aprire nuovi orizzonti oltre libri e prestazioni.

Il resto verrà cammin facendo.  

“Che bello, si torna a scuola, ci saranno lezioni interessanti, vedrete!” 

“Finalmente un nuovo anno scolastico, idee per renderlo ancora più interessante?”

“Faccio il lavoro più bello del mondo, la Prof “

L’acqua di San Giovanni

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Nella  notte del 23 giugno, la più magica del solstizio d’estate, si prepara l’acqua di San Giovanni. In passato era considerata un rito propiziatorio unito a preghiere per evitare eventi negativi e fenomeni naturali come siccità e tempeste. 

Si preparava raccogliendo erbe spontanee e fiori di campo, che venivano poi messi  in una bacinella d’acqua e lasciati a macerare all’aperto per tutta la notte.

L’acqua profumata, aveva il potere di raccogliere la “rugiada degli Dei” e il mattino seguente la si usava per  lavare viso e mani, come simbolo di rigenerazione, fortuna, amore, salute. 

Anche oggi questa usanza continua e  mantiene lo stesso significato di rinascita e rinnovamento, in Italia e in altri paesi.  

I veri influencer

150 150 Silvia Ferrari

Perché questo Natale possa lasciare finalmente spazio ai veri “influencer”, quelli capaci di creare la magia della vita che ogni giorno si rinnova con saette o scintille.
Ogni saetta serva a ripartire con forza e ogni scintilla possa illuminare mente e cuore.

Chi sono i veri influencer?
Genitori, insegnanti, educatori, allenatori, amici, nonni. Persone che lavorano in diversi ambiti, chi con affetto lascia un segno educativo e formativo, un esempio di fatica, perseveranza e mete raggiunte.
Ognuno di loro, in modo post-moderno sa orientare con verità e saggezza.
Ognuno di loro agisce per tentativi, prove ed errori così si impara, si cresce. Soprattutto si imparano il rispetto, l’amore, l’educazione.
Eccoli, i veri influencer, che forse non hanno seguito sui social o non ci sono proprio in questo ambiente. Socrate in passato parlava di bellezza nel possedere virtù e sapersi relazionare agli altri.
È bene ricordare che la bellezza interiore parte dalla quotidianità vissuta “live”, da quello che sembra superato oggi ma è solo offuscato: l’educazione esiste ancora per fortuna, ne sono la prova molte ragazze e ragazzi che hanno legami in famiglia, che non hanno bisogno di mettersi in mostra perché nel loro intimo l’educazione c’è e si vede.
Spesso i legami cambiano, si spezzano e se ne creano altri, comunque capaci di lasciare un segno positivo. Troppo facile per tutti nascondersi dietro alle difficoltà del cammino senza impegnarsi, ad aspettare che siano sempre gli altri a fare un gesto. Servono coraggio e impegno sia per dare che per ricevere.
Influencer si diventa e occorre lavorare duramente per rendere efficace e luminosa la vita reale, avere un seguito, con capitale umano, con emozioni vere, con la bellezza del cuore, la sola in grado di arricchirci e formarci!

Influencer è sinonimo di responsabilità morale e sociale, quella che spesso ci fa stare da una parte o dall’altra della strada.

Ai veri influencer della vita, dico grazie e mi auguro che si moltiplichino fino a contagiare di bellezza l’intera società, attraverso esempi, confronti e progetti di vita duraturi.

Ognissanti

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L’origine della Festa di Ognissanti risale ai primi secoli del cristianesimo, i cristiani commemoravano i santi in diverse date. Nel 837, Papa Gregorio IV rese ufficiale la celebrazione di Ognissanti il 1° novembre, in sostituzione delle festività pagane dell’autunno che celebravano i morti.

Questa data, è una festività cristiana dedicata a tutti i santi, un momento per onorare i defunti e riflettere sulla vita dei santi. 

Tradizionalmente, in Italia, si visitano i cimiteri, si accendono candele e si preparano cibi tradizionali, come i “pan dei morti” e i dolci tipici decorati che simboleggiano il ricordo dei cari scomparsi. 

 Le chiese celebrano messe speciali con canti e preghiere dedicate, mentre in alcune zone si organizzano eventi come fiere o processioni. 

La festa di Ognissanti ha inoltre un profondo significato filosofico, che può essere considerato da più punti di vista. Ad esempio la riflessione sull’importanza della vita in contrasto con  la fragilità della quotidianità. 

Ognissanti sottolinea il valore dell’appartenenza ad una comunità, valorizzando il legame tra le persone. Attraverso le narrazioni della vita dei santi, esempi virtuosi, si riscoprono valori morali, etici e sociali. 

La festa diventa così un momento di introspezione, memoria e connessione con la spiritualità. Un modo come un altro per far del bene, costruire legami duraturi e generativi, scoprire aspetti poco piacevoli o positivi delle situazioni e agire per migliorare la propria vita in relazione a quella degli altri, tutti alla ricerca della pace e della felicità.

Questi nostri figli

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Ore 7:45, pioggia e traffico in città che rende gli spostamenti un pochino più complicati. Tutto rallenta per lasciare spazio al suono incessante dell’acqua che in qualche modo scandisce il tempo. Tempo che in ogni situazione regala occasioni di esperienze e di crescita.

Oggi ancora una volta mi sono stupita della bellezza della natura, anche se avevo freddo e avevo nostalgia dell’estate. Arrivata a destinazione, in coda per forza, ho visto cosa accadeva tra genitori, figli e figlie. Tutto è avvenuto in pochi minuti che sono durati tantissimo, dovevo parcheggiare, ma non riuscivo perché molte auto ferme a lato della carreggiata ostruivano il passaggio.

Ho atteso che alcuni genitori scendessero dalla loro auto con l’ombrello, facessero scendere i figli o le figlie e prendessero anche il loro zaino o trolley. Li hanno riparati con cura e hanno portato lo zaino, assicurandosi di chiudere l’auto, neanche con le quattro frecce, impedendo a noi di procedere e di trovare un parcheggio.

Nell’arco di tempo dedicato a questo rituale, ho lasciato spazio ad alcune riflessioni che condivido:

anch’io ho due figli che peraltro ho sempre accompagnato a scuola, alternandomi con mio marito, ma in caso di pioggia, dicevamo semplicemente di scendere in fretta per evitare di bagnarsi troppo. A volte bastava il cappuccio ed era divertente per loro.

Presumo che sia stato così per la maggior parta dei ragazzini e ragazzine di 12 o 13 anni, almeno fino a qualch anno fa…

Allora perché questi eccessi? All’inizio del racconto ho usato la parola “con cura”, ma questa non è cura, è più che altro paura di affrontare, da parte dei genitori e di conseguenza dei figli, i piccoli cambiamenti che fanno crescere. Cambiare, lasciar fare è un impegno educativo sfidante ma necessario.

La pedagogia di Maria Montessori già in tempi lontani ci ha insegnato che l’educazione dei bambini parte da un ambiente di cura pensato per loro, ma in cui loro imparano ad essere autonomi, loro sono i protagonisti.

La sfida di oggi è saperlo fare nella società dell’immagine, dell’apparire, in cui pare che servano mille attenzioni per evitare la fatica a questi nostri figli.  Sostituirci ai nostri figli, non li renderà persone migliori e non lo saremo neanche noi, anzi, avremo fallito come educatori. Insegniamo ai bambini e ai ragazzi che l’errore a scuola è un motivo di crescita e conquisa, perché i tentativi successivi saranno vincenti. Allora lasciamo anche che la pioggia, in molte altre situazioni, bagni i nostri figli, qualche goccia non farà male, li porterà attraverso il problem solving a trovare il modo efficace di  ripararsi, difendersi, arricchirsi, inventarsi e divertirsi insieme ai coetanei. Ogni loro conquista, ogni piccolo cambiamento, sarà per noi motivo di orgoglio e potremo ritornare a vivere in pace il nostro ruolo di genitore, per offrire esempi sostenibili ed efficaci, lasciando fare senza sostituirsi, amando e prendendoci cura dei figli, permettendo loro di cercare la migliore versione di se stessi.

Bibliografia:

F. Cambi, C. Di Bari, D. Sarsini  “Il mondo dell’infanzia”, 2019  Maggioli Editore

G. Nardone “Problem solving strategico”, 2019 Ponte alle Grazie Editore

Autunno a scuola

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Per molti  l’autunno è solo una stagione come un’altra, ma a scuola c’è molto di più. Per gli alunni e alunne dall’infanzia fino  all’università, l’autunno è tempo di avvio, nuovi inizi e lo è anche per noi docenti. La fine del mese di settembre sancisce il nostro addentrarci nel vivo della scuola dopo la pausa estiva,  con nostalgia ma anche con il desiderio di ricominciare.  

Volti nuovi e conosciuti danzano  insieme alle foglie trasportate dal vento, scrivendo  esperienze in ogni classe e in ogni angolo della scuola, tra le persone che la vivono: dirigente, studentesse e studenti, docenti, collaboratori. I colori si rinnovano, si scaldano di caffè e macchie dorate che profumano di dolci appena sfornati. 

Ogni segno grafico, avviene per scelta e non certo per caso, avviene per ricordare che la scuola è un luogo vivo e costruttivo dove il tempo è scandito dalle favolose attività, dalle lezioni coinvolgenti, dagli incontri produttivi, dalle relazioni efficaci. 

L’autunno a scuola porta speranza con il suo divenire, un giorno dopo l’altro in continuo movimento, talvolta rallentando, talvolta incalzando per raggiungere più in fretta gli obiettivi.  L’autunno mescola sapori e profumi, regalando bellezza, informazioni da studiare, conoscenze e nuove competenze. Progetti, uscite e creatività rendono la scuola interessante ed entusiasmante, arricchita dalla magia dell’autunno che circonda l’istituto.

Vogliamo quindi usare la parola magia anche abbinata all’autunno? Certamente, proprio sono loro,  le nostre studentesse e studenti a creare la magia, intrugli delicati o saporiti a seconda delle occasioni, sorrisi, a volte lacrime, poi abbracci e risate, per vivere i giorni autunnali con intensità, stravaganza  creatività.

Un ultimo assaggio dell’autunno con questa poesia:

Felice autunno a scuola!

Parliamo di scuola

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Ogni volta che penso alla scuola, sorrido e rivivo molti momenti vissuti, dalla scuola allora elementare fino all’ università. Curioso leggere nel vocabolario Treccani, che la parola scuola, dal latino schola, in origine significasse libero e piacevole uso delle proprie forze, anche spirituali. Solo con il passare del tempo, la scuola è diventata il luogo di studio per eccellenza. Ma la scuola non è solo un luogo, è un insieme di situazioni ed esperienze che intrecciano nel corso degli anni i propri vissuti e quel che appartiene al passato. Investita da riforme e leggi in base al cambio di Ministri e Governi, questa Istituzione è spesso oggetto di critiche e dubbi e chi vi opera, pare abbia perso, almeno pare, l’autorevolezza consigliata per rendere efficaci le azioni educative e didattiche. In realtà  noi docenti insieme alle persone che credono al valore della conoscenza e dell’amore per il sapere, sappiamo bene cosa significa  “scuola”.

Essa ha inizio all’età  di tre anni,  seppur non obbligatoria con la scuola dell’infanzia e prima ancora al nido. Fino ai sedici anni, la scuola è un obbligo, come sancito dalla L.296/96, ma va considerata un’occasione di crescita, di maturazione personale, di educazione alla socialità . Non vorrei soffermarmi sulla scelta legata al percorso di studi, se essa possa aver influenzato la nostra vita, se la nostra professione possa essere considerata il punto d’arrivo o di partenza, ma piuttosto apro una riflessione  sul percorso e  sul significato della parola, sulla scuola vissuta da studenti, insegnanti, genitori che abbraccia innumerevoli aspetti e sfumature.

 “Cosa significa per te scuola?”

Ho posto questa domanda ad un gruppo di persone con diverse caratteristiche per età , luogo di residenza, professione. Le loro risposte sono molto interessanti  dal punto di vista emotivo, sociale e personale. 

Sabrina Orecchia, insegnante di scuola primaria dice: “La scuola per me non è un dovere né per gli alunni né tantomeno per noi insegnanti. È piacere di imparare perché non è mai abbastanza, piacere di condividere, di trovarsi, di provare dei sentimenti, la scuola ti deve generare determinazione per raggiungere obiettivi non solo nello studio ma ti insegna che la vita è proprio una metafora con la scuola.  Dopo tante ore passate insieme non serve fingere perché con il tempo ci si conosce e se questo tempo lo impieghiamo tutti con il sorriso e la voglia di divertirci imparando, tutto diventa facile o comunque superabile. Quando mi chiedono: “Che lavoro fai?” Io rispondo: “Io non lavoro, io vado ancora a scuola”.

Viviana Leguti, insegnante alla scuola dell’infanzia in questi ultimi anni, pensa alla scuola come luogo di insegnamento: “Con amore, con impegno e dedizione insegneremo ai nostri bambini a volare” (Frase dal web). Insegnare, questo siamo chiamare a fare, non educare o controllare.  Ai nostri bambini perché non li consideriamo numeri, a volare a pensare, sperimentare, creare ad essere autonomi”.

Sara Ferraresso, docente e pedagogista pensa che la scuola sia un posto per crescere insieme, come docente a livello professionale e umano, attraverso il confronto settimanale e quotidiano, la collaborazione e la progettazione comune, anche a livello di dipartimenti disciplinari, non solo di modulo o di docenti di classi parallele. Per i bambini piccoli rappresenta una seconda famiglia, dove sviluppare competenze relazionali e civiche e dove l’apprendere diventa una scoperta e una sorpresa giornaliera, attraverso attività e proposte motivanti e coinvolgenti, collaborative. Proposte queste che facilitino lo sviluppo di quei processi cognitivi superiori, possibili laddove  l’adulto o compagni più grandi sostengano l’approccio a concetti e competenze via via più complessi.

Serena, studentessa al quarto anno di un istituto tecnico, scherzando e sorridendo dice che la scuola è una noia, poi ci ripensa e dice che in fondo serve, anche se la voglia di studiare non sempre c’è. A scuola ha trovato amiche e amici su cui fare affidamento e durante le lezioni si sente al sicuro. 

Micaela Pellegrini, insegnante di scuola primaria, usa una metafora per parlare di scuola e la paragona ad una casa: se le fondamenta sono solide essa è sicura. Così nell’esperienza scolastica se si interiorizzano le basi sia a livello di apprendimento che sociale, la realizzazione del proprio futuro potrà  essere costruita con sicurezza. Per questo ogni insegnante ha una grande responsabilità.

Luisella Pellegrini, insegnante scrive: “ La scuola è un “luogo sacro”, dove si entra in punta di piedi. La chiave principale è la pazienza, la virtù  maggiore è la capacità  di valorizzare, cogliere e comprendere che tutti, indistintamente, hanno potenzialità  e talenti. La Scuola è sempre stata parte integrante della mia vita, avendo anche una mamma insegnante. Sono cresciuta nel rispetto di quello che ritengo un settore educativo fondamentale, al quale ho dato tanto con sempre rinnovato entusiasmo, attraverso il confronto tra colleghi,  la collaborazione e soprattutto l’ umiltà che non si finisce mai di apprendere. Importante  il reciproco rispetto e l’efficace rapporto tra docente e genitore, in quanto la famiglia è l’ agenzia educativa più importante e l’interazione proficua è fondamentale.”

Anche la Professoressa  Barbara Letteri ha condiviso una sua preziosa riflessione. 

“Citando Philippe Meirieu, Professore Emerito dell’Università  Lumiere di Lione, l’elemento costitutivo dell’azione educativa è un vero paradosso: “L’istruzione è obbligatoria, ma l’apprendimento non si può imporre”.  Si sente spesso dire: “Non riesce perché non è motivato/a” è un’affermazione che bisogna cercare di rovesciare: e se non fosse motivato perché non siamo riusciti a farlo motivare?

È l’insuccesso che demotiva più di tutto, soprattutto quando è interiorizzato. Si crede spesso che l’allievo debba essere sempre già motivato per mobilitarsi e apprendere. Non si può essere motivati da ciò che non si conosce. Tocca all’educatore mobilitare l’allievo,facendogli intravedere e scoprire le soddisfazioni che potrà avere conoscendo ciò che ignora.

Spesso, inoltre, si sottintende che la motivazione è una condizione per riuscire a scuola. Ma in questo modo si trasforma in prerequisito quello che invece è un obiettivo della scuola. Il compito della scuola è mobilitare gli allievi ai saperi.   La scuola, molto spesso, quindi, è ancora legata a una mera trasmissione dei contenuti disciplinari; ciÃò allontana lo studente da quel processo meraviglioso che è l’apprendimento significativo (Ausubel) e che le neuroscienze, negli ultimi anni, ritengono profondamente legato allo sviluppo dell’intelligenza emotiva e creativa.

Io insegno da 34 anni e quando ero una studentessa mi sentivo costretta nell’apprendere in modo strutturato, mai divergente, mai stimolante. Ho splendidi ricordi dell’allora scuola elementare in cui la maestra era colei che insegnava “per contagio” e ho però anche fastidiosi ricordi della scuola media e superiore in cui tutto era rinchiuso in parole dette dai professori che desideravano che noi ripetessimo in modo il più possibile uguale alle loro spiegazioni e in cui c’era un approccio punitivo all’errore, che risultava spesso rischioso nel minare l’autostima e la percezione di sé. Quando sono diventata insegnante e ogni giorno della mia professione cerco di ricordarmi cosa non volevo per me a scuola e faccio il possibile per creare ambienti di apprendimento in cui ogni alunno possa dimostrare cosa ama fare, cosa sa fare, com’è la mia vita e qual è il suo progetto di vita futura e coltivo la speranza di essere ricordata non per ciò che ho insegnato loro, ma per come li ho fatti sentire.”

Fabio Bassan, contribuisce con un suo pensiero attraverso l’essere padre, nonno e Sindaco.

“Ogni anno l’inizio della scuola è una grande festa. Ma cosa si festeggia? Si chiederanno gli studenti. Si festeggia la libertà . La conoscenza e la cultura rendono libere le persone. Ogni donna e ogni uomo avrà  consapevolezza di se stesso, del proprio valore, dei  propri limiti. La conoscenza e la cultura sono bandite dove vige la dittatura e l’oppressione.  La conoscenza e la cultura sono i mattoni del libero arbitrio che è il dono più grande.”

Viviana Vitari, Bibliotecaria di grande esperienza e competenza, parla della scuola così: “Più che la scuola sono stati i “maestri” che hanno fatto la differenza per me. Sono stati quegli adulti che davanti al mio banchino erano capaci di creare profondità  di campo. Non improvvisavano, capivo che zoomavano. Ricordo che la maestra non ci chiedeva “performance”, ma ci donava esperienze di sapere. Sì, sono stata fortunata, anche se, a voler essere sincera fino in fondo, la mia vera scuola è stata la vita. E lo è ancora. In questa scena educativa a 360° emergono tanti equipaggiamenti che ho allenato a scuola. E’ un circolo ermeneutico che mi fa capire la situazione, mi permette di passare dalla teoria alla pratica e viceversa. Mi permette soprattutto di creare senso e quindi di desiderare ancora di imparare.”

Ogni parola dedicata alla scuola, crea altri discorsi e considerazioni, genera idee, come quelle della filosofia di Platone, alla continua ricerca oltre il sensibile, in un luogo altro. 

All’inizio di questo nuovo anno scolastico, mi piace pensare a Nietzsche e al suo concetto di eterno ritorno, in cui anche la scuola muore e rinasce. Muore ogni volta che non crediamo in lei e ci mettiamo in un angolo a subire anziché agire per migliorare. Rinasce quando decidiamo di essere presenti, di sottoscrivere azioni sostenibili capaci di generare emozioni significative. Rinasce quando sorridiamo sulla soglia dell’edificio che ci accoglie, quando siamo in grado di collaborare con colleghe e colleghi in modo costruttivo, quando da genitori stiamo in disparte, pur sostenendo e incoraggiando le nostre figlie, i nostri figli e ogni docente. Rinasce quando diciamo “sì” alla vita, all’esperienza, allo studio, all’impegno, alla fatica, al mondo e ai suoi colori, rinasce ad ogni sorriso, ad ogni lacrima per un inizio quasi crudele ma poi eccezionale. 

La scuola sia allora un continuo divenire, un susseguirsi di idee ed emozioni per accompagnare ogni percorso, sia una lettura attenta di comportamenti e strategie, messe in atto per migliorarsi quotidianamente. La scuola sia poesia, canzone, orchestra e tutto ciò che ci fa sentire bene, per tornare alle origini, sia il libero e piacevole uso delle nostre forze per trasformare ogni scuola in perpetua bellezza. 

Voglio dire Buon Natale

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Nel rispetto delle religioni diverse da quella cattolica, o per la perdita di fede, è ormai consuetudine vivere il mese di dicembre dando poca importanza all’Avvento.

Se inizialmente questo poteva essere inteso come un modo inclusivo di vivere i momenti della cristianità, ora sta diventando preoccupante perché è una continua rincorsa all’attenzione verso l’abbandono dei termini canonici del Natale, ci dicono, per essere accoglienti verso tutti.
Così però stiamo perdendo la libertà di esprimere cosa significa davvero Natale, usando invece termini di altre culture o semplicemente parole più “leggere” che poco agganciano la tradizione.

Nella religione cattolica, è la nascita del Signore, il  Dio che si prega e in cui si crede. Questo semplicemente è il punto da cui partire per arrivare al 25 dicembre.
Ognuno può vivere la propria esperienza come meglio crede, in famiglia, nelle scuole e nei luoghi pubblici.

Chi vive la cultura occidentale, abbraccia alcune tradizioni, come canti, il presepe e l’addobbo dell’albero. Soprattutto quest’ultimo è accolto con interesse da tutti e come consuetudine, si decora all’inizio dell’Avvento, nonostante i social ci propongano tempi diversi, la corsa a chi lo prepara  prima o le luci più colorate. 

Per quanto riguarda il presepe poi, proprio nella nostra Italia è nata la tradizione della Sacra rappresentazione con San Francesco, per ricordare il vero dono del Natale. Nella zona di Napoli e in altre città sparse per lo stivale, è particolarmente importante la produzione di statuine coreografiche per evocare la nascita di Gesù.

Perché allora abbandonare le nostre tradizioni? La visione interculturale del Natale non ha nulla a che fare con l’abbandono, ma anzi ha il profondo significato dell’Intreccio  di più culture che si valorizzano a vicenda. Interculturale significa infatti conoscenza e incontro di culture diverse. Come si rispettano tutte quelle che accogliamo quotidianamente, usando i termini appropriati per definirle, è giusto poter dire “Buon Natale” o “Avvento” senza sentirsi in difetto, ma educando al rispetto. Rispetto, un termine universale di umanità e sapienza, capace di rendere migliori le persone.

Perciò, questo mese di dicembre sia davvero un incontro, un calendario in cui si scoprano le tradizioni di altre culture e si valorizzino le nostre, che siamo chiamati a rispettare, seguire e trasformare in modernità, stando al passo con la società che evolve.
Per questo Natale riprendiamoci la libertà di spiegare cosa significa.

I valori e il senso della tradizione , acquisteranno di nuovo il loro posto e l’azione educativa soprattutto delle famiglie, sarà di nuovo efficace, capace di radicare il senso di appartenenza che oggi spesso è delegato ai social media, alle mode, all’influenza di persone che non scegliamo come esempi ma ci vengono proposti da imitare in massa, lasciando assopito il pensiero creativo e divergente.

Riscopriamo allora  la bellezza della tradizione, per chi professa una qualsiasi religione e per chi non ha un Dio in cui credere,  sottolineando l’azione educativa, nel rispetto civico e morale. Iniziando da noi, rivaluteremo l’impatto sociale che la riscoperta dell’educazione lascia, come nuovo umanesimo, nuova occasione, nuova esperienza di condivisione e vita reale. 
Allora, a tutti, potrò dire liberamente Buon Natale!

Verità e coerenza per vivere al meglio

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Dire ciò che si pensa, sempre, seppur con eleganza e trasparenza, spesso genera reazioni ostili e conflittualità, anche tra adulti.
La coerenza e la sincerità però ci aiutano a crescere, ad essere consapevoli e a trovare il modo di affrontare ogni situazione.
A volte penso di essere io fuori luogo, nel confronto mi sono sentita in difetto tante volte.
Alcuni giorni fa sono stata attaccata e in quel contesto non me l’aspettavo. Forse ho detto qualcosa che ha infastidito chi stava comunicando con me o semplicemente… questione di feeling.

Poi ci penso e mi dispiace, perché credo nelle relazioni e nel potere di modificare in noi ciò che può essere migliorato.
Ci lavoro ogni giorno, a volte riesco, a volte no, come tutti noi, ma continuò a provare e soprattutto ad essere coerente con le mie scelte e i miei valori. Quelli che arrivano dalla mia educazione, quelli che ho scoperto da sola e che sono anche cambiati nel tempo.
L’importante è provare a smussare, modificare, tenendo conto delle nostre personalità che si intrecciano alla ricerca di un equilibrio.
Se lo troviamo, le nostre relazioni miglioreranno e saremo capiti dagli altri, forse da molti oppure da pochi, ma sarà un grande privilegio ritrovarsi.

#formazione

Ognissanti

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La ricorrenza cristiana si  festeggia il 1° novembre e  ha radici molto antiche.  Si mescolano  elementi  sacri e profani, con tradizioni  diverse in tutto il mondo. Per  i cristiani si tratta di  un momento in cui i credenti partecipano alla Messa nel rispetto del terzo comandamento che impone di santificare le Feste. C’è poi la visita ai vari luoghi sacri dove riposano i defunti, perché il giorno successivo, si celebra la giornata dei defunti.
Ognissanti, venne istituita dalla Chiesa e inizialmente celebrava  coloro che erano morti come martiri. Ma in seguito fu estesa a tutti i santi, così  nel 610 d.C. Papà Bonifacio IV,  decise di festeggiare la commemorazione dei santi  il 13 maggio. Successivamente  Papa Gregorio III spostò la data al 1° novembre ,come anniversario della consacrazione di una cappella a San Pietro, con le  reliquie dei santi apostoli e di tutti i santi.