Silviastrocche - Silvia Ferrari

Autrice / Educatrice

I tempi dell’agire

150 150 Silvia Ferrari


Questi nostri anni, sono spesso sotto accusa perché si tende a individuare nel passato un periodo migliore del presente. Molte persone sono sempre propense alla critica rispetto alla società di oggi, che innegabilmente ha dei problemi aperti da risolvere, come ad esempio  il ruolo genitoriale e l’educazione.

Continuare in una critica non costruttiva però non porta nulla, perché si preferisce lamentarsi piuttosto che agire? L’ora agisce e ognuno di noi è responsabile rispetto ad alcuni aspetti della quotidianità. La vita che ci accompagna nell’imperfezione sicuramente offre spunti di riflessione profondi, ma è con l’agire o ognuno quotidianamente ripetutamente nel nostro piccolo che si modificano i comportamenti e le situazioni. Diamo allora ai nostri giovani e alla società la possibilità di crescere con modelli consapevoli e onesti, gli stessi che ci sono stati proposti in passato e che sono stati i nostri esempi.

Possiamo anche crearne di nuovi, in base all’esigenza di questa nostra società, di questa nostra vita che ha delle caratteristiche diverse rispetto al passato, ma che merita la nostra attenzione e il nostro esporci nel migliore dei modi.
I grandi personaggi storici hanno agito nel loro tempo perché quel tempo richiedeva la loro attenzione in quella situazione. Cerchiamo allora anche noi, di rendere omaggio a noi stessi e alla nostra società prendendoci i giusti spazi nel nostro tempo che ha bisogno di esempi da riscrivere con toni consapevoli e concreti.

Cara scuola, ti saluto

150 150 Silvia Ferrari

Cara scuola, oggi ci salutiamo

ma un bel ricordo di te conserviamo,

abbiamo trascorso giorni felici

in aule accoglienti coi nostri amici.


Tra banchi colorati e lunghi intervalli

ci siamo concessi allegri balli,

menti aperte e computer accesi

con Prof ed alunni per molti mesi.


Al suono squillante della campanella

tutti in palestra, la vita è più bella!

Se poi una pausa richiede un caffè

rivolgiti all’ ENO ed è tutto per te.


Al bar puoi trovare gustosi cornetti

fuori un bel gatto e dei coniglietti,

vicino al parcheggio c’era l’entrata

della nostra scuola … di quella che è stata.


Grazie “Einaudi” per quel che ci hai dato

tanti saluti, il momento è arrivato,

la nuova scuola avrà il suo calore

ma tu sarai sempre nel nostro cuore!


Grazie ragazzi e ragazze, Prof, educatori del laboratorio “Storie con-torte” per le parole scelte che sono servite a scrivere questa poesia: parcheggio, Prof, alunni, palestra, bar, computer, balli, campanella, gatto, coniglietti, banchi colorati, aule, intervalli, cuore.

Oggi è Carnevale?

150 150 Silvia Ferrari

Il divertimento del Carnevale

é che ogni  scherzo da  sempre vale,

oggi purtroppo il valore è cambiato 

dando alla festa un senso sbagliato. 

Il Carnevale ama il travestimento 

con abiti buffi e  viso contento,

le stelle filanti in aria  lanciate

allietan le ore più spensierate. 

“Da chi ti travesti?” si chiede curiosi

e appaiono fate o costumi paurosi,

perché il Carnevale diverte i bambini 

ma anche gli adulti a loro vicini. 

Oggi parlare di scherzo a qualcuno

viene frainteso e non ride nessuno,

i bulli si aggirano in ogni stanza 

con prepotenza ed arroganza. 

Ma il Carnevale è una festa vivace

e si sorride per quel che ci piace, 

prendono forma scherzi innocenti

che rendono vive e forti le menti. 

Allora  sia puro divertimento 

ogni  cuore sia sempre contento,

così il Carnevale potrà regalare 

tanti momenti per ricominciare. 

Stelle filanti, scherzi divertenti

tornino a dare colore alle menti,

così finalmente nella società 

ritorni a brillare la felicità. 

L’albero rosso

150 150 Silvia Ferrari

C’è un albero rosso che brilla d’estate 

accoglie animali, persone e fate

per tutti c’è molto divertimento

chi passa vicino è sempre contento.

Ti senti a casa, è un posto sicuro

cambia colore da chiaro a scuro,

nessuno sull’albero vuol comandare

ma accogliere, ridere e anche giocare.

Si arriva lì in barca o in bicicletta

c’è tanto stupore e niente fretta,

sul ramo più alto c’è  la cucina

per preparare una buona piadina.

Se passa persona un poco monella

è pronta una crepe con la nutella,

se invece gradisce frutta o verdura

c’è tenera insalata e uva matura.

Profonda amicizia s’ intreccia tra i rami

tra frutti diversi vicini e lontani,

tutti ne parlano, l’albero è sociale

eno, turistico e poi commerciale.

Se chiudi gli occhi lo vedi adesso: 

grande cuore, eterno successo

L’albero rosso per sempre sarà

un segno di unione e di felicità.

Le parole evidenziate sono state pensate da ragazzi e ragazze al termine di un laboratorio di lettura presso la scuola secondaria Einaudi, Lodi.

Grazie per la preziosa collaborazione!

Nuovo anno

150 150 Silvia Ferrari

Come ogni anno siamo a sperare

che qualche cosa possa cambiare,

ma l’ anno nuovo non  ha  potere 

se  non siamo disposti a volere…   

Vorrei successo nel mio lavoro 

vorrei amici e star bene con loro, 

forse vorrei più scarpe e vestiti

viaggi lontani non ancora partiti. 

Vorrei una macchina o motocicletta

per correre via sempre più in fretta,

la  casa dei sogni vorrei abitare

senza pensieri di ristrutturare. 

Ah quante cose, caro anno nuovo

ma poi realmente cosa ritrovo?

Ritroverò tutti i miei desideri

quelli preziosi, autentici e veri. 

Nel nuovo anno avrò la famiglia

con mio marito, mio figlio e mia figlia, 

insieme potremo render le cose 

da semplici a belle o meravigliose. 

Avrò il lavoro che ho desiderato

con tanta fatica ora è arrivato,

saprò gli amici  sceglier con cura

con riservatezza e senza paura.  

Macchine e viaggi da rimandare 

a nuove occasioni da valutare, 

la casa in cui vivo è bella e  accogliente 

se fosse diversa non varrebbe  niente. 

Ah quante cose, caro anno nuovo

che per fortuna sempre ritrovo, 

quel che desidero intensamente 

sono salute, lavoro e la mente. 

Quel che desidero è un po’ di pace

per fare ogni giorno ciò che mi piace,

desidero amore, stupore ed  affetto

insieme a bellezza, gioia e rispetto. 

L’augurio per questo anno nuovo

è che sia tutto sempre grandioso, 

non sarà facile ma con impegno 

potrò gioir di avventure e d’ingegno. 

Che possiam scegliere e ritrovare 

quel che felice ci faccia stare, 

che possiam vivere serenamente

senza desiderare più  niente. 

Allora tutto  sarà una magia

e il nuovo anno lieto sia,

con ritmo scandito ma silenzioso 

regali emozioni e tempo prezioso!

Il tempo del Natale

150 150 Silvia Ferrari

Ci fu un tempo in cui il Natale

era tutto ciò che vale,

ora a volte dentro o fuori

recitiamo come attori.

Con il cambio della  luna

sian per te forza e fortuna,

molte cose son diverse

tra regali e vite perse.

Ciò che vale più dell’oro

è il tuo tempo, gran tesoro,

se si aggiunge anche l’affetto

sarà solo gran diletto.

Siano liete le giornate

tra amicizia e le risate,

e nella tua dolce vita

tutto sia sempre in salita!

Ognissanti

150 150 Silvia Ferrari

L’origine della Festa di Ognissanti risale ai primi secoli del cristianesimo, i cristiani commemoravano i santi in diverse date. Nel 837, Papa Gregorio IV rese ufficiale la celebrazione di Ognissanti il 1° novembre, in sostituzione delle festività pagane dell’autunno che celebravano i morti.

Questa data, è una festività cristiana dedicata a tutti i santi, un momento per onorare i defunti e riflettere sulla vita dei santi. 

Tradizionalmente, in Italia, si visitano i cimiteri, si accendono candele e si preparano cibi tradizionali, come i “pan dei morti” e i dolci tipici decorati che simboleggiano il ricordo dei cari scomparsi. 

 Le chiese celebrano messe speciali con canti e preghiere dedicate, mentre in alcune zone si organizzano eventi come fiere o processioni. 

La festa di Ognissanti ha inoltre un profondo significato filosofico, che può essere considerato da più punti di vista. Ad esempio la riflessione sull’importanza della vita in contrasto con  la fragilità della quotidianità. 

Ognissanti sottolinea il valore dell’appartenenza ad una comunità, valorizzando il legame tra le persone. Attraverso le narrazioni della vita dei santi, esempi virtuosi, si riscoprono valori morali, etici e sociali. 

La festa diventa così un momento di introspezione, memoria e connessione con la spiritualità. Un modo come un altro per far del bene, costruire legami duraturi e generativi, scoprire aspetti poco piacevoli o positivi delle situazioni e agire per migliorare la propria vita in relazione a quella degli altri, tutti alla ricerca della pace e della felicità.

Questi nostri figli

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Ore 7:45, pioggia e traffico in città che rende gli spostamenti un pochino più complicati. Tutto rallenta per lasciare spazio al suono incessante dell’acqua che in qualche modo scandisce il tempo. Tempo che in ogni situazione regala occasioni di esperienze e di crescita.

Oggi ancora una volta mi sono stupita della bellezza della natura, anche se avevo freddo e avevo nostalgia dell’estate. Arrivata a destinazione, in coda per forza, ho visto cosa accadeva tra genitori, figli e figlie. Tutto è avvenuto in pochi minuti che sono durati tantissimo, dovevo parcheggiare, ma non riuscivo perché molte auto ferme a lato della carreggiata ostruivano il passaggio.

Ho atteso che alcuni genitori scendessero dalla loro auto con l’ombrello, facessero scendere i figli o le figlie e prendessero anche il loro zaino o trolley. Li hanno riparati con cura e hanno portato lo zaino, assicurandosi di chiudere l’auto, neanche con le quattro frecce, impedendo a noi di procedere e di trovare un parcheggio.

Nell’arco di tempo dedicato a questo rituale, ho lasciato spazio ad alcune riflessioni che condivido:

anch’io ho due figli che peraltro ho sempre accompagnato a scuola, alternandomi con mio marito, ma in caso di pioggia, dicevamo semplicemente di scendere in fretta per evitare di bagnarsi troppo. A volte bastava il cappuccio ed era divertente per loro.

Presumo che sia stato così per la maggior parta dei ragazzini e ragazzine di 12 o 13 anni, almeno fino a qualch anno fa…

Allora perché questi eccessi? All’inizio del racconto ho usato la parola “con cura”, ma questa non è cura, è più che altro paura di affrontare, da parte dei genitori e di conseguenza dei figli, i piccoli cambiamenti che fanno crescere. Cambiare, lasciar fare è un impegno educativo sfidante ma necessario.

La pedagogia di Maria Montessori già in tempi lontani ci ha insegnato che l’educazione dei bambini parte da un ambiente di cura pensato per loro, ma in cui loro imparano ad essere autonomi, loro sono i protagonisti.

La sfida di oggi è saperlo fare nella società dell’immagine, dell’apparire, in cui pare che servano mille attenzioni per evitare la fatica a questi nostri figli.  Sostituirci ai nostri figli, non li renderà persone migliori e non lo saremo neanche noi, anzi, avremo fallito come educatori. Insegniamo ai bambini e ai ragazzi che l’errore a scuola è un motivo di crescita e conquisa, perché i tentativi successivi saranno vincenti. Allora lasciamo anche che la pioggia, in molte altre situazioni, bagni i nostri figli, qualche goccia non farà male, li porterà attraverso il problem solving a trovare il modo efficace di  ripararsi, difendersi, arricchirsi, inventarsi e divertirsi insieme ai coetanei. Ogni loro conquista, ogni piccolo cambiamento, sarà per noi motivo di orgoglio e potremo ritornare a vivere in pace il nostro ruolo di genitore, per offrire esempi sostenibili ed efficaci, lasciando fare senza sostituirsi, amando e prendendoci cura dei figli, permettendo loro di cercare la migliore versione di se stessi.

Bibliografia:

F. Cambi, C. Di Bari, D. Sarsini  “Il mondo dell’infanzia”, 2019  Maggioli Editore

G. Nardone “Problem solving strategico”, 2019 Ponte alle Grazie Editore

Autunno a scuola

150 150 Silvia Ferrari

Per molti  l’autunno è solo una stagione come un’altra, ma a scuola c’è molto di più. Per gli alunni e alunne dall’infanzia fino  all’università, l’autunno è tempo di avvio, nuovi inizi e lo è anche per noi docenti. La fine del mese di settembre sancisce il nostro addentrarci nel vivo della scuola dopo la pausa estiva,  con nostalgia ma anche con il desiderio di ricominciare.  

Volti nuovi e conosciuti danzano  insieme alle foglie trasportate dal vento, scrivendo  esperienze in ogni classe e in ogni angolo della scuola, tra le persone che la vivono: dirigente, studentesse e studenti, docenti, collaboratori. I colori si rinnovano, si scaldano di caffè e macchie dorate che profumano di dolci appena sfornati. 

Ogni segno grafico, avviene per scelta e non certo per caso, avviene per ricordare che la scuola è un luogo vivo e costruttivo dove il tempo è scandito dalle favolose attività, dalle lezioni coinvolgenti, dagli incontri produttivi, dalle relazioni efficaci. 

L’autunno a scuola porta speranza con il suo divenire, un giorno dopo l’altro in continuo movimento, talvolta rallentando, talvolta incalzando per raggiungere più in fretta gli obiettivi.  L’autunno mescola sapori e profumi, regalando bellezza, informazioni da studiare, conoscenze e nuove competenze. Progetti, uscite e creatività rendono la scuola interessante ed entusiasmante, arricchita dalla magia dell’autunno che circonda l’istituto.

Vogliamo quindi usare la parola magia anche abbinata all’autunno? Certamente, proprio sono loro,  le nostre studentesse e studenti a creare la magia, intrugli delicati o saporiti a seconda delle occasioni, sorrisi, a volte lacrime, poi abbracci e risate, per vivere i giorni autunnali con intensità, stravaganza  creatività.

Un ultimo assaggio dell’autunno con questa poesia:

Felice autunno a scuola!

Parliamo di scuola

150 150 Silvia Ferrari

Ogni volta che penso alla scuola, sorrido e rivivo molti momenti vissuti, dalla scuola allora elementare fino all’ università. Curioso leggere nel vocabolario Treccani, che la parola scuola, dal latino schola, in origine significasse libero e piacevole uso delle proprie forze, anche spirituali. Solo con il passare del tempo, la scuola è diventata il luogo di studio per eccellenza. Ma la scuola non è solo un luogo, è un insieme di situazioni ed esperienze che intrecciano nel corso degli anni i propri vissuti e quel che appartiene al passato. Investita da riforme e leggi in base al cambio di Ministri e Governi, questa Istituzione è spesso oggetto di critiche e dubbi e chi vi opera, pare abbia perso, almeno pare, l’autorevolezza consigliata per rendere efficaci le azioni educative e didattiche. In realtà  noi docenti insieme alle persone che credono al valore della conoscenza e dell’amore per il sapere, sappiamo bene cosa significa  “scuola”.

Essa ha inizio all’età  di tre anni,  seppur non obbligatoria con la scuola dell’infanzia e prima ancora al nido. Fino ai sedici anni, la scuola è un obbligo, come sancito dalla L.296/96, ma va considerata un’occasione di crescita, di maturazione personale, di educazione alla socialità . Non vorrei soffermarmi sulla scelta legata al percorso di studi, se essa possa aver influenzato la nostra vita, se la nostra professione possa essere considerata il punto d’arrivo o di partenza, ma piuttosto apro una riflessione  sul percorso e  sul significato della parola, sulla scuola vissuta da studenti, insegnanti, genitori che abbraccia innumerevoli aspetti e sfumature.

 “Cosa significa per te scuola?”

Ho posto questa domanda ad un gruppo di persone con diverse caratteristiche per età , luogo di residenza, professione. Le loro risposte sono molto interessanti  dal punto di vista emotivo, sociale e personale. 

Sabrina Orecchia, insegnante di scuola primaria dice: “La scuola per me non è un dovere né per gli alunni né tantomeno per noi insegnanti. È piacere di imparare perché non è mai abbastanza, piacere di condividere, di trovarsi, di provare dei sentimenti, la scuola ti deve generare determinazione per raggiungere obiettivi non solo nello studio ma ti insegna che la vita è proprio una metafora con la scuola.  Dopo tante ore passate insieme non serve fingere perché con il tempo ci si conosce e se questo tempo lo impieghiamo tutti con il sorriso e la voglia di divertirci imparando, tutto diventa facile o comunque superabile. Quando mi chiedono: “Che lavoro fai?” Io rispondo: “Io non lavoro, io vado ancora a scuola”.

Viviana Leguti, insegnante alla scuola dell’infanzia in questi ultimi anni, pensa alla scuola come luogo di insegnamento: “Con amore, con impegno e dedizione insegneremo ai nostri bambini a volare” (Frase dal web). Insegnare, questo siamo chiamare a fare, non educare o controllare.  Ai nostri bambini perché non li consideriamo numeri, a volare a pensare, sperimentare, creare ad essere autonomi”.

Sara Ferraresso, docente e pedagogista pensa che la scuola sia un posto per crescere insieme, come docente a livello professionale e umano, attraverso il confronto settimanale e quotidiano, la collaborazione e la progettazione comune, anche a livello di dipartimenti disciplinari, non solo di modulo o di docenti di classi parallele. Per i bambini piccoli rappresenta una seconda famiglia, dove sviluppare competenze relazionali e civiche e dove l’apprendere diventa una scoperta e una sorpresa giornaliera, attraverso attività e proposte motivanti e coinvolgenti, collaborative. Proposte queste che facilitino lo sviluppo di quei processi cognitivi superiori, possibili laddove  l’adulto o compagni più grandi sostengano l’approccio a concetti e competenze via via più complessi.

Serena, studentessa al quarto anno di un istituto tecnico, scherzando e sorridendo dice che la scuola è una noia, poi ci ripensa e dice che in fondo serve, anche se la voglia di studiare non sempre c’è. A scuola ha trovato amiche e amici su cui fare affidamento e durante le lezioni si sente al sicuro. 

Micaela Pellegrini, insegnante di scuola primaria, usa una metafora per parlare di scuola e la paragona ad una casa: se le fondamenta sono solide essa è sicura. Così nell’esperienza scolastica se si interiorizzano le basi sia a livello di apprendimento che sociale, la realizzazione del proprio futuro potrà  essere costruita con sicurezza. Per questo ogni insegnante ha una grande responsabilità.

Luisella Pellegrini, insegnante scrive: “ La scuola è un “luogo sacro”, dove si entra in punta di piedi. La chiave principale è la pazienza, la virtù  maggiore è la capacità  di valorizzare, cogliere e comprendere che tutti, indistintamente, hanno potenzialità  e talenti. La Scuola è sempre stata parte integrante della mia vita, avendo anche una mamma insegnante. Sono cresciuta nel rispetto di quello che ritengo un settore educativo fondamentale, al quale ho dato tanto con sempre rinnovato entusiasmo, attraverso il confronto tra colleghi,  la collaborazione e soprattutto l’ umiltà che non si finisce mai di apprendere. Importante  il reciproco rispetto e l’efficace rapporto tra docente e genitore, in quanto la famiglia è l’ agenzia educativa più importante e l’interazione proficua è fondamentale.”

Anche la Professoressa  Barbara Letteri ha condiviso una sua preziosa riflessione. 

“Citando Philippe Meirieu, Professore Emerito dell’Università  Lumiere di Lione, l’elemento costitutivo dell’azione educativa è un vero paradosso: “L’istruzione è obbligatoria, ma l’apprendimento non si può imporre”.  Si sente spesso dire: “Non riesce perché non è motivato/a” è un’affermazione che bisogna cercare di rovesciare: e se non fosse motivato perché non siamo riusciti a farlo motivare?

È l’insuccesso che demotiva più di tutto, soprattutto quando è interiorizzato. Si crede spesso che l’allievo debba essere sempre già motivato per mobilitarsi e apprendere. Non si può essere motivati da ciò che non si conosce. Tocca all’educatore mobilitare l’allievo,facendogli intravedere e scoprire le soddisfazioni che potrà avere conoscendo ciò che ignora.

Spesso, inoltre, si sottintende che la motivazione è una condizione per riuscire a scuola. Ma in questo modo si trasforma in prerequisito quello che invece è un obiettivo della scuola. Il compito della scuola è mobilitare gli allievi ai saperi.   La scuola, molto spesso, quindi, è ancora legata a una mera trasmissione dei contenuti disciplinari; ciÃò allontana lo studente da quel processo meraviglioso che è l’apprendimento significativo (Ausubel) e che le neuroscienze, negli ultimi anni, ritengono profondamente legato allo sviluppo dell’intelligenza emotiva e creativa.

Io insegno da 34 anni e quando ero una studentessa mi sentivo costretta nell’apprendere in modo strutturato, mai divergente, mai stimolante. Ho splendidi ricordi dell’allora scuola elementare in cui la maestra era colei che insegnava “per contagio” e ho però anche fastidiosi ricordi della scuola media e superiore in cui tutto era rinchiuso in parole dette dai professori che desideravano che noi ripetessimo in modo il più possibile uguale alle loro spiegazioni e in cui c’era un approccio punitivo all’errore, che risultava spesso rischioso nel minare l’autostima e la percezione di sé. Quando sono diventata insegnante e ogni giorno della mia professione cerco di ricordarmi cosa non volevo per me a scuola e faccio il possibile per creare ambienti di apprendimento in cui ogni alunno possa dimostrare cosa ama fare, cosa sa fare, com’è la mia vita e qual è il suo progetto di vita futura e coltivo la speranza di essere ricordata non per ciò che ho insegnato loro, ma per come li ho fatti sentire.”

Fabio Bassan, contribuisce con un suo pensiero attraverso l’essere padre, nonno e Sindaco.

“Ogni anno l’inizio della scuola è una grande festa. Ma cosa si festeggia? Si chiederanno gli studenti. Si festeggia la libertà . La conoscenza e la cultura rendono libere le persone. Ogni donna e ogni uomo avrà  consapevolezza di se stesso, del proprio valore, dei  propri limiti. La conoscenza e la cultura sono bandite dove vige la dittatura e l’oppressione.  La conoscenza e la cultura sono i mattoni del libero arbitrio che è il dono più grande.”

Viviana Vitari, Bibliotecaria di grande esperienza e competenza, parla della scuola così: “Più che la scuola sono stati i “maestri” che hanno fatto la differenza per me. Sono stati quegli adulti che davanti al mio banchino erano capaci di creare profondità  di campo. Non improvvisavano, capivo che zoomavano. Ricordo che la maestra non ci chiedeva “performance”, ma ci donava esperienze di sapere. Sì, sono stata fortunata, anche se, a voler essere sincera fino in fondo, la mia vera scuola è stata la vita. E lo è ancora. In questa scena educativa a 360° emergono tanti equipaggiamenti che ho allenato a scuola. E’ un circolo ermeneutico che mi fa capire la situazione, mi permette di passare dalla teoria alla pratica e viceversa. Mi permette soprattutto di creare senso e quindi di desiderare ancora di imparare.”

Ogni parola dedicata alla scuola, crea altri discorsi e considerazioni, genera idee, come quelle della filosofia di Platone, alla continua ricerca oltre il sensibile, in un luogo altro. 

All’inizio di questo nuovo anno scolastico, mi piace pensare a Nietzsche e al suo concetto di eterno ritorno, in cui anche la scuola muore e rinasce. Muore ogni volta che non crediamo in lei e ci mettiamo in un angolo a subire anziché agire per migliorare. Rinasce quando decidiamo di essere presenti, di sottoscrivere azioni sostenibili capaci di generare emozioni significative. Rinasce quando sorridiamo sulla soglia dell’edificio che ci accoglie, quando siamo in grado di collaborare con colleghe e colleghi in modo costruttivo, quando da genitori stiamo in disparte, pur sostenendo e incoraggiando le nostre figlie, i nostri figli e ogni docente. Rinasce quando diciamo “sì” alla vita, all’esperienza, allo studio, all’impegno, alla fatica, al mondo e ai suoi colori, rinasce ad ogni sorriso, ad ogni lacrima per un inizio quasi crudele ma poi eccezionale. 

La scuola sia allora un continuo divenire, un susseguirsi di idee ed emozioni per accompagnare ogni percorso, sia una lettura attenta di comportamenti e strategie, messe in atto per migliorarsi quotidianamente. La scuola sia poesia, canzone, orchestra e tutto ciò che ci fa sentire bene, per tornare alle origini, sia il libero e piacevole uso delle nostre forze per trasformare ogni scuola in perpetua bellezza. 

La giornata delle possibilità

150 150 Silvia Ferrari

C’è una giornata speciale e curiosa

che si rivela molto preziosa,

capita solo ogni quattro anni

febbraio allunga senza inganni.


L’anno è chiamato bisestile

e il 29 è carino e gentile,

porta stupore ed emozioni

mantiene salde le stagioni.


A scuola un festa si farà:

è la giornata delle possibilità,

per poter dire, pensare e fare

ciò che di solito non si può osare.


Possibilità di un complimento

e rendere un amico contento,

dipingere e scrivere le sensazioni,

fare un ballo o cantare canzoni.


Possibilità di un gioco inclusivo

o un laboratorio vivace ed attivo.

Che bella idea questa giornata

bimbi e bambine l’hanno inventata.


Questa giornata unica e bella

ci faccia brillare come una stella.

Insomma, forza, le possibilità

diano valore  alla creatività!

La giornata di sempre

150 150 Silvia Ferrari

Oggi è la giornata di niente

e devo dirlo a tutta la gente,

niente feste né celebrazioni

niente più post, niente canzoni.

Ma allora è la giornata di sempre

da gennaio fino a dicembre,

in cui si vive serenamente

donando bellezza indistintamente.

Bello se c’è una ricorrenza

anch’io condivido ogni parvenza

ma poi ogni giorno va ricordato

e sempre vissuto tutto d’un fiato.

Sempre la pace dobbiam dimostrare

perché la guerra non può continuare,

sempre parliamo di gentilezza

con gesti dolci e naturalezza.

Sempre è giornata dell’inclusione

e sempre si prova grande emozione,

sempre si parla di amore e rispetto,

di umani diritti, uguaglianza e difetto.

Ogni giornata è un’occasione

per render felici tante persone

quindi, lo dico con prudenza

oggi non c’è una ricorrenza.

Per alcuni sarà il compleanno

o una festa che in pochi sanno,

poi ci sarà qualche trovata

dei media attenti a chi l’ha inventata.

Penso che la giornata di sempre

sia unica e saggia proprio sempre,

che doni valore e gioia infinita

ad ogni momento di questa vita!

Un nuovo amico a quattro colori

150 150 Silvia Ferrari

Alcuni giorni fa, per le vie di Montanaso, diverse persone hanno notato qualcosa di strano. Tra i cespugli sembrava ci fosse qualcosa, ma nel momento in cui si avvicinavano per scoprire cosa fosse, non c’era nessuno, nessuna traccia. Questo mistero tra il verde, aveva suscitato la curiosità di molti, ma ogni volta che ci si avvicinava al presunto essere, svaniva tutto nel nulla. Ma stavano accadendo fatti insoliti e strani che coinvolgevano soprattutto i bambini.

Un pomeriggio, un gruppetto di amiche e amici dopo la scuola si erano dati appuntamento per fare un giro in bicicletta in paese.  Taso e Manno che erano i primi del gruppo, videro una scia di colore spostarsi da una via all’altra e decisero di seguire la luce. Arrivarono davanti alla biblioteca e si accorsero di aver perso le tracce di quell’essere misterioso.

Il mattino seguente a scuola, il solito bullo Monso, si presentò davanti a Tano e iniziò a prenderlo in giro e spingerlo. All’improvviso però, la sua voce cambiò, diventò come quei suoni che si ascoltano a rallentatore. Monso allora chiuse la bocca e tornò nella sua classe, senza capire cosa fosse successo ma soprattutto senza continuare a prendere in giro Tano.

In quel momento, Tano vide la stessa scia colorata, di un blu intenso, verde brillante, giallo luminoso come il sole. Cercò di raggiungerla ma in un attimo sparì.

Un altro giorno, la piccola Monna stava giocando con Sonata al parco con i pastelli e gli acquerelli che le aveva regalato la nonna per il suo compleanno. Monso e i suoi amici fecero finta di inciampare e rovinarono tutti i disegni che avevano realizzato le bimbe. Ma da un albero caddero delle noci con una strana luce gialla e blu, che finirono proprio sulla testa dei due bambini dispettosi. Scapparono via di corsa e Monna chiamò suo fratello Taso, che era stato il primo a vedere la scia di colori. I bimbi e le bimbe di Montanaso che avevano assistito a questi strani eventi, si radunarono al parchetto e iniziarono a pensare che forse, qualcosa o qualcuno li stava aiutando. Stava senza dubbio accadendo qualcosa di strano …

Ecco infatti che mentre i bambini e le bambine stavano parlando, apparve da lontano una sagoma blu, gialla, verde e bianca, con qualcosa di rosso. Chi era cosa era?

Tutti indietreggiarono impauriti, ma Tano disse: “Tranquilli, è una volpe, secondo me è buona, guardate che coda grande e che occhi gialli luminosi!”

Monna pensò subito che la volpe avrebbe potuto diventare loro amica e propose di accoglierla.

 Così, con coraggio, il gruppo di amici osservava la volpe che si muoveva pian piano vicino a loro, con passo deciso ma lento, con occhi attenti e vispi.  Il suo musetto era giallo, con due occhi luminosi, aveva una coda verde molto voluminosa e zampe bianche. Il corpo era tutto blu e al collo portava un nastrino rosso.

Monna chiese: “Ciao, puoi parlare?” ma l’animale non rispose. Sonata notò una medaglietta con inciso il nome: Tansomano. “Si chiama Tansomano, che bel nome, ma ciao volpino, da dove arrivi? Cosa ci fai qui tutto solo?” All’improvviso, Tansomano scomparve nella sua scia di colori.

I bambini e le bambine decisero per il momento di non raccontarea nessuno dell’esistenza di quell’animale.

I giorni che seguirono, furono molto divertenti e caratterizzati sempre dalla presenza di Tansomano che si faceva vedere solo da Taso, Manno, Sonata, Monna, Tano. Giocavano al parco, nei loro giardini, persino nelle loro camerette. Monso, il bullo della scuola era rimasto escluso da tutto questo segreto e non capiva come mai quei pezzi di gente” come li chiamava lui, fossero così spensierati e felici. Nessuno lo temeva più e lui, non riusciva più a pensare a dispetti o parole crudeli da dire.

A poco a poco chi si era sentito solo, indifeso, debole o fuori posto, iniziò a prendere fiducia, coraggio.

Sonata che amava disegnare, provò a ritrarre Tansomano e il suo fantastico disegno divenne un logo che riportava uno slogan: “Tansomano, non si vede ma ti dà una mano.”

Le apparizioni dell’animale a quattro colori, diventarono sempre meno frequenti e più scompariva la sua luce, più si rafforzavano l’amicizia e la sicurezza, la fiducia, l’autostima, il coraggio, la tenacia, l’impegno. Presto anche Monso capì che il suo ruolo avrebbe potuto cambiare in meglio e trovò amici veri.

Oggi se corriamo nel parco di Montanaso o arriviamo in bicicletta fino alla biblioteca, possiamo vedere Tansomano e la sua scia di colori, basta usare la fantasia e immaginar di vedere la volpe camminare al fianco di ognuno di noi.

Ciao Tansomano!

Lo spazio e il tempo per educare al rispetto

150 150 Silvia Ferrari

Un giorno decido di fare una passeggiata perché è presto per entrare a scuola, avrei iniziato alla terza ora. Mi fermo davanti ad una pasticceria, che ha una vetrina invitante allestita con torte e paste di ogni tipo. Entro, chiedo un piccolo vassoio da portare a scuola per l’intervallo, da condividere con i colleghi. Prima di me, c’è in attesa una giovane mamma con la bimba, credo intorno ai 4 anni. La bimba fa i capricci perché vuole una torta che spiegano essere già prenotata da un altro cliente. La bimba allora dice alla mamma: “Se non me la compri ti odio”.

Mi chiedo dove possa aver sentito, imparato e contestualizzato una parola così forte e grande, la piccola bambina. Le parole si muovono, sono fluttuanti, rallentano, si spostano più forte, fanno giri tra luoghi e persone, spesso tornano. Quella parola, odio, sicuramente arrivava da uno spazio e un tempo non chiari per la bimba, arrivava da un movimento apparentemente lontano, ma tanto vicino a lei. Dai coetanei? Dai familiari? Dai social? A scuola?

Quel che in realtà mi ha stupito ancora di più, è stata la risposta della mamma. “Andiamo a vedere se c’è in un altro negozio, così la compriamo”.

Mi stupisce che oggi non si riesca ad insegnare il rispetto, ad insegnare che i tempi, gli spazi, le parole e le persone meritano rispetto, ad insegnare a chiedere scusa per quel che diciamo fuori luogo. Da genitori, alimentare frasi potenti in contesti pacifici, è rischioso perché non c’è futuro educativo. Oggi spesso no si cerca più neanche l’alleanza con la scuola. Si fa tutto a casa, per modernità.

Davvero siamo sicuri che vada bene così? Davvero restiamo a guardare?

Provo a dire: “Magari c’è altro che ti piace, qui vedo tutto buono”.

La mamma:” Ma non quello che vuole mia figlia” e senza andare oltre esce borbottando. Io guardo il signore al bancone, scelgo i biscottini e intanto ascolto le sue parole che riferiscono frasi di disapprovazione su parole e comportamenti “di oggi”. Non solo di oggi, aggiungo io, forse d’istinto abbiamo tutti desiderio di fare ciò che vogliamo, ma poi, prevale il buon senso che ci guida e ci orienta.

Si sbaglia se si giudica, ma anche se non si agisce per migliorare. Io non ho potuto agire subito, sono stata lasciata nella pasticceria senza confronto: la mamma aveva ragione, basta. ( secondo lei…). Agisco ora, con altre parole, propositive e comunicative, per riflettere, far riflettere, per migliorarci sia a casa che a scuola.

Il concedere in modo diretto, senza voli fluttuanti, restringe il campo educativo a due scelte: o lo si fa per mancanza di rispetto o per mancanza di educazione al rispetto. In entrambi i casi, è un’azione fallimentare, che nasce già privata di educazione e di strategie, nasce senza possibilità di crescere, di maturare. Nasce e basta, nessuno la filtra, nessuno la modella e la rende bella.

Però purtroppo, entra in un circuito di giri come le parole, che si spostano, vanno, tornano sempre e lasciano traccia del passato, del presente e purtroppo del futuro.

Per cambiare tracce e giri, ci vuole coraggio, servono uno spazio e un tempo che oggi forse non sono visibili a occhio nudo, ma sono visibili con azioni ed esempi di educazione al rispetto.

All’intervallo a scuola, ho condiviso i biscottini, grata per aver ricevuto sorrisi e mattoni di emozioni da mettere uno vicino all’altro, perché con le piccole cose si inizia a costruire una vera umanità educante.

Dalla parte della scuola

150 150 Silvia Ferrari

In attesa di iniziare  un nuovo anno scolastico, mi soffermo a capire quale sia lo scopo di alcuni docenti che, seppur in toni scherzosi, veicolano contenuti poco rispettosi. Il rischio è che chi legge, interpreti in modo negativo sia l’interesse, sia l’entusiasmo dei docenti rispetto al rientro  in aula. 

La scuola per noi insegnanti, è prima di tutto non solo fisico, ma anche mentale, che attraversa percorsi, situazioni e sentimenti. Spesso l’insegnamento è frutto di una consapevolezza maturata nel tempo e mutevole in base ai cambiamenti della società. 

Considerando quest’ultima come liquida e incerta ( Bauman, Morin) trovo stucchevole continuare a polemizzare al puro scopo di lamentarsi e leggere battute sulla scuola. Quelle le lascerei ai comici, che conoscono in parte le sottili sfumature e si inseriscono nella vita scolastica in modo teatrale e goliardico, per quanto vere possano essere in alcuni casi. 

Le scienze dell’educazione, ci parlano di esempi concreti e positivi, di come si possa imparare divertendosi, innovando e motivando. 

Leggere o ascoltare  frasi e battute sulla scuola, tra  i sorrisi  di molti, contribuisce a considerarla un  “luogo di poco conto” quando invece rappresenta infinite possibilità, racchiude professionalità, competenze e agisce sulla persona. Cosa vogliamo costruire quindi nel nostro percorso professionale, educativo e didattico? Quale messaggio vogliamo lasciare parlando di scuola?

Sorridere, divertirsi, ridere impegnarsi per imparare si può, è bello n dovere di tutti i soggetti coinvolti, se poi prendono forma lezioni innovative e si coinvolgono alunne e alunni in modo attivo e dinamico ancora meglio. ( Dewey) 

Allora diamo il via alla bella scuola, con parole e azioni concrete che possano davvero fare la differenza. Dimostrare che noi docenti crediamo nella scuola, è il primo passo per aprire nuovi orizzonti oltre libri e prestazioni.

Il resto verrà cammin facendo.  

“Che bello, si torna a scuola, ci saranno lezioni interessanti, vedrete!” 

“Finalmente un nuovo anno scolastico, idee per renderlo ancora più interessante?”

“Faccio il lavoro più bello del mondo, la Prof “

La casa colorata

150 150 Silvia Ferrari

C’è una casa colorata 

dai bambini molto amata,

dagli adulti è ritenuta

la più bella mai avuta. 

C’è una casa colorata 

che sorride spensierata

ed accoglie gentilmente 

i commenti della gente. 

C’è una casa colorata

che rallegra la  giornata

a chi passa e va al lavoro,

a chi studia o cerca oro. 

C’è una casa colorata

fantasiosa e delicata,

si distingue nel quartiere

tra le altre bianche o nere. 

C’è una casa colorata

bella idea chi l’ha pensata, 

è un po’ come questa vita:

va  vissuta saporita! 

Lodi, bella città

150 150 Silvia Ferrari

Vita tranquilla in questa città

mi guardo intorno di qua e di là,

ci sono case, strade e parchetti

tanti elementi dall’uomo protetti.

Ci sono suoni di auto al mattino,

del lungo treno che passa vicino,

ci sono bar e negozi invitanti

per rendere lieti tutti quanti.

Ci sono luoghi nella natura

e altri invece di grande cultura,

luoghi di svago o di ritrovo

qualcosa di antico oppure di nuovo.

La bella città tra molte risplende

la storia antica su tutto si stende,

si impara ad amarla sempre di più

trovi ogni giorno ciò che vuoi tu.

Ci son colori per abbracciare

luoghi di cura o in cui pregare,

questa città ha proprio ogni cosa

Lodi è davvero meravigliosa!

L’acqua di San Giovanni

150 150 Silvia Ferrari

Nella  notte del 23 giugno, la più magica del solstizio d’estate, si prepara l’acqua di San Giovanni. In passato era considerata un rito propiziatorio unito a preghiere per evitare eventi negativi e fenomeni naturali come siccità e tempeste. 

Si preparava raccogliendo erbe spontanee e fiori di campo, che venivano poi messi  in una bacinella d’acqua e lasciati a macerare all’aperto per tutta la notte.

L’acqua profumata, aveva il potere di raccogliere la “rugiada degli Dei” e il mattino seguente la si usava per  lavare viso e mani, come simbolo di rigenerazione, fortuna, amore, salute. 

Anche oggi questa usanza continua e  mantiene lo stesso significato di rinascita e rinnovamento, in Italia e in altri paesi.  

L’estate ritorna

150 150 Silvia Ferrari

L’estate ritorna col caldo sole

e fresche serate per chi ne vuole,

la luce brilla e illumina il giorno 

come ogni anno si guarda intorno. 

L’estate ritorna e lascia   le scuole

chiuse, in silenzio e senza parole,

i giorni si riempiono di attività 

tra campi estivi in piscine e in città.

L’estate può essere più spensierata

inizia presto ogni giornata,

è tempo di festa e di vacanza 

di giorni più lunghi  in abbondanza.

L’estate regala colori brillanti

che rendono unici  tutti quanti,

accoglie viaggi e gite più brevi

fai ciò che vuoi, non ciò che devi. 

L’estate è fugace perciò va vissuta 

che ci sia nota o sconosciuta,

con il suo scorrere porta alla vita

a volte tristezza o gioia infinita. 

L’estate rimane tre  mesi soltanto

e ci accompagna con il suo canto,

poi nel momento del nuovo  passaggio

lascerà a tutti un grande messaggio…