Lo spazio e il tempo per educare al rispetto

Lo spazio e il tempo per educare al rispetto

150 150 Silvia Ferrari

Un giorno decido di fare una passeggiata perché è presto per entrare a scuola, avrei iniziato alla terza ora. Mi fermo davanti ad una pasticceria, che ha una vetrina invitante allestita con torte e paste di ogni tipo. Entro, chiedo un piccolo vassoio da portare a scuola per l’intervallo, da condividere con i colleghi. Prima di me, c’è in attesa una giovane mamma con la bimba, credo intorno ai 4 anni. La bimba fa i capricci perché vuole una torta che spiegano essere già prenotata da un altro cliente. La bimba allora dice alla mamma: “Se non me la compri ti odio”.

Mi chiedo dove possa aver sentito, imparato e contestualizzato una parola così forte e grande, la piccola bambina. Le parole si muovono, sono fluttuanti, rallentano, si spostano più forte, fanno giri tra luoghi e persone, spesso tornano. Quella parola, odio, sicuramente arrivava da uno spazio e un tempo non chiari per la bimba, arrivava da un movimento apparentemente lontano, ma tanto vicino a lei. Dai coetanei? Dai familiari? Dai social? A scuola?

Quel che in realtà mi ha stupito ancora di più, è stata la risposta della mamma. “Andiamo a vedere se c’è in un altro negozio, così la compriamo”.

Mi stupisce che oggi non si riesca ad insegnare il rispetto, ad insegnare che i tempi, gli spazi, le parole e le persone meritano rispetto, ad insegnare a chiedere scusa per quel che diciamo fuori luogo. Da genitori, alimentare frasi potenti in contesti pacifici, è rischioso perché non c’è futuro educativo. Oggi spesso no si cerca più neanche l’alleanza con la scuola. Si fa tutto a casa, per modernità.

Davvero siamo sicuri che vada bene così? Davvero restiamo a guardare?

Provo a dire: “Magari c’è altro che ti piace, qui vedo tutto buono”.

La mamma:” Ma non quello che vuole mia figlia” e senza andare oltre esce borbottando. Io guardo il signore al bancone, scelgo i biscottini e intanto ascolto le sue parole che riferiscono frasi di disapprovazione su parole e comportamenti “di oggi”. Non solo di oggi, aggiungo io, forse d’istinto abbiamo tutti desiderio di fare ciò che vogliamo, ma poi, prevale il buon senso che ci guida e ci orienta.

Si sbaglia se si giudica, ma anche se non si agisce per migliorare. Io non ho potuto agire subito, sono stata lasciata nella pasticceria senza confronto: la mamma aveva ragione, basta. ( secondo lei…). Agisco ora, con altre parole, propositive e comunicative, per riflettere, far riflettere, per migliorarci sia a casa che a scuola.

Il concedere in modo diretto, senza voli fluttuanti, restringe il campo educativo a due scelte: o lo si fa per mancanza di rispetto o per mancanza di educazione al rispetto. In entrambi i casi, è un’azione fallimentare, che nasce già privata di educazione e di strategie, nasce senza possibilità di crescere, di maturare. Nasce e basta, nessuno la filtra, nessuno la modella e la rende bella.

Però purtroppo, entra in un circuito di giri come le parole, che si spostano, vanno, tornano sempre e lasciano traccia del passato, del presente e purtroppo del futuro.

Per cambiare tracce e giri, ci vuole coraggio, servono uno spazio e un tempo che oggi forse non sono visibili a occhio nudo, ma sono visibili con azioni ed esempi di educazione al rispetto.

All’intervallo a scuola, ho condiviso i biscottini, grata per aver ricevuto sorrisi e mattoni di emozioni da mettere uno vicino all’altro, perché con le piccole cose si inizia a costruire una vera umanità educante.